possibile continuare terapia oncologica?

    DOMANDA

    Gent.mo Dott.re
    Scrivo per mia madre, anni 72 , affetta da carcinoma duttale infiltrante G2, della mammella sinistra, stadio pT4bm N0sn, ER 50%, PgR 30%, Ki-67 20%, Her-2 1+, sottoposta a mestectomia sinistra (luglio 2010) e biopsia del linfonodo sentinella, risultato libero.
    E’ stata sottoposta a radioterapia su parete toracica.
    A dicembre 2011 presentava metastasi al fegato, sottoposta a chemioterapia di prima linea con taxolo settimanale, terapia di seconda linea con capecitabina metronomica (1ciclo) e n. 12 cicli di terapia di terza linea con caelyx.
    Ultima PET (FEBBRAIO 2012)progressione epatica per comparsa di plurime nuove lesioni confluenti, sebbene alcune lesioni precedentemente segnalate (PET GENNAIO 2012) siano in risposta, ed è presente lesione recente a livello dell’ecetabolo di destra alla PET, che corrisponde alla TC di correzione a piccola lesione apparentemente osteoaddensante.
    Mia madre e’ stata “bene” fino a 2 settimane fa, quando dopo biopsia al fegato, per verificare se le metastasi fossero modificate , ha avuto un versamento ascitico, e da allora il quadro clinico è peggiorato, tanto che ci viene comunicato, che non puo’ essere fatto piu’ nulla che una terapia palliativa. Viene proposta ormonoterapia tamoxifene, ma a scopo palliativo.
    Non riesce ad alzarsi dal letto, ultima scintigrafia ossea non presentava lesioni.
    E’ possibile intervenire? eventualmente con farmaci biotecologici? o bisogna attendere il decesso?
    Grazie

    RISPOSTA

    Attendere la morte della persona non è un atteggiamento che posso consigliare, anche se la presa di coscienza di una situazione molto grave e non curabile in via definitiva è necessaria. Non posso prescrivere terapie in un forum, e oltretutto una situazione così delicata e compromessa va gestita da oncologi (io sono chirurgo senologo) nell’ambito della perfetta conoscenza della persona e della sua storia. La compromissione del fegato con la perdita della sua funzione è una condizione molto grave, non si tratta solo di trattare il tumore ma di cercare di sopperire a quelle funzioni che il fegato ha perso. L’attivazione di un servizio di medicina integrata per la gestione della persona mi sembra desiderabile.