MRGE

    DOMANDA

    Gentile Prof. Penagini sono un giovane uomo di 28 anni affetto da diversi anni da reflusso gastroesofageo associato ad ernia jatale. In clinica gastoenterologica ho fatto tutti gli esami del caso. Dalla gastroscopia non emerge nessun tipo di esofagite se non una lieve gastrite ma dalla PH-metria nelle 24 ore si evidenzia un “quadro PH-metrico di reflusso esofageo acido distale con anomala significativa esposizione prossimale” ,ricordo ancora che il dottore lo definì un reflusso “imponente”. Io non ho mai avuto i classici sintomi da reflusso (pirosi ecc..) se non raramente, ma sempre sintomi extraesofagei principalmente di natura ORL (irritazione gola,abbassamento di voce al risveglio,costante bisogno di deglutire,ostruzione nasale) sintomi confermati dall’otorino che ha sempre evidenziato uno stato irritativo della mucosa rinofaringea. Propio settimana scorsa in clinica ORL nel contesto di un controllo, l’otorino mi disse che in questi casi bisogna praticare una terapia con IPP aggressiva e mi propose 80 mg al dì di esomeprazolo (40 matt e 40 sera). Ma io non sono in una fase acuta,sono in cura già da un anno con esomeprazolo 20 mg al di. Le volevo chiedere due cose. 1)qual’è il giusto dosaggio di IPP in questi casi e soprattutto c’è una differenza nelle dosi fra terapia di attacco e terapia di mantenimento? 2)In questi casi la terapia deve essere continuativa,a cicli o al bisogno? La ringrazio moltissimo per l’attenzione.

    RISPOSTA

    Buonasera,

    se in questo momento non ha sintomi extraesofagei non aumenterei l’esomeprazolo. Se dovessero comparire sintomi extraesofagei aggiungerei una seconda compressa asera per 6-8 settimane epoi tornerei a una sola compressa. Dopo un altro mese di terapia proverei a smettere e se sta bene farei la cura solo nelle riacutizzazioni.

    Cordialità