DOMANDA
Egregio professore
le scrivo per chiederle aiuto.Ho circa 22 anni e sono una studentessa universitaria.
Da quando avevo circa sedici anni a causa si un film che parlava sul tempo che scorre mi sveglio la notte o magari mentre sono a chattare o altro mi viene il terrore di addormentarmi e di non svegliarmi più…In quei momenti non riesco più a dormire,piango a lungo e il respiro si fa affanoso quasi avessi fatto una corsa…Mi viene circa una volta al mese e sempre e solo o la sera o la notte…Cosa posso fare?
RISPOSTA
Cara studentessa
approfitto del suo spunto per parlare un po’ in generale del tempo e della morte, anche eprché non potrei dirle qualcosa di mirato sul suo problema basandomi su così pochi elementi. Spero che le mie considerazioni le torneranno utili comunque.
Innanzitutto, bisogna tenere presente che noi tutti sappiamo che il tempo scorre, che moriremo, e che non abbiamo nessuna garanzia che ciò accadrà al compimento del nostro centesimo compleanno; anzi più probabilmente accadrà prima, in un momento imprecisato e imprevedibile. “Vegliate, dunque, perché non sapete né il giorno né l’ora” (Mt 25,13), dice il Vangelo.
In effetti, è inquietante sapere che la morte sopraggiungerà senza preavviso, come un ladro nella notte. Tuttavia, il Vangelo non ci invita a rimanere svegli per paura. E’ un invito ad usare bene il tempo, finché ne abbiamo. E lo stesso invito ci viene dalla filosofia, ad esempio da Epicuro. E come ci dicono i filosofi, paradossalmente la paura di morire ci impedisce di utilizzare bene il tempo che ci separa dalla nostra morte.
Quindi, tornando alla sua paura, sembra che le cose da fare siano due. La prima è spostare la sua attenzione su ciò che desidera, sui suoi bisogni; in un certo senso, si tratta di capire che cosa teme che la morte possa portarle via? La seconda cosa è provare ad accettare che morirà, e impegnarsi nel tempo che le rimane per spendere bene il suo tempo, cioé per perseguire le cose che per lei sono importanti, che hanno significato e la rendono felice. Più facile a dirsi che a farsi, me ne rendo conto. Ma questo è, per tutti noi.
Aggiungo un’ultima considerazione. La maggior parte delle cose che per noi sono importanti riguardano i rapporti con gli altri. Quindi le relazioni significative giocano un ruolo fondamentale nel farci sentire vivi e riempire la nostra vita o, detta con le parole dello scrittore Francese L.F. Celine: “essere soli significa allenarsi a morire”. I bambini hanno paura nel momento di addormentarsi perchè pensano che col buio il mondo potrebbe sparire e portarsi via la lora casa, la mamma e il papà. Perdere gli affetti e cessare di esistere per un bambino sono praticamente la stessa cosa. Lei ovviamente è un’adulta, ma apparentemente in certi momenti ha una sensazione per certi versi simile, di potersi dissolvere e non esistere più, una specie di temporaneo cedimento nel senso di sé. Una possibilità è che questo accada in momenti della nostra vita dove sentiamo minacciata la solidità dei rapporti con le figure di riferimento affettive. L’adolescenza è tipicamente uno di questi momenti, perché diventando grandi sentiamo di allontanarci dai nostri genitori.
Provi a parlarne con uno psicoterapeuta. Insieme potreste perseguire l’obiettivo di dedicare il tempo che le rimane (e le auguro sia ancora tanto!) alla costruzione di una vita adulta appagante sia dal punto affettivo sia in termini di realizzazione personale.