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    DOMANDA

    Salve dottore,
    da natale 2015 ho avvertito mancanza di respiro con tosse febbre, la prima cura approntata dal medico curante è stata una terapia di antibiotici, risultato nullo, tant’è che mi sono recata in ospedale per un ricovero e da lì è cominciata la ricerca tramite diverse analisi fra cui radiografie e tac hr, in seguito ho fatto anche 2 broncoscopie con lavaggio bronchiale, di cui l’ultima con esame istologico e immunologico, il 20 marzo 2015 ho avuto il risultato della diagnosi = cop boop.
    a terapia segnatami dal medico è : deltacortene 25mg 1.5 compressa al giorno per 3 settimane e per altre 3 settimane 1.4 e così via fino a scemare del tutto dopo altri accertamenti.
    La domanda che le porgo è la seguente : sto seguendo il percorso esatto oppure mi consiglia altri esami più approfonditi, in attesa di una sua gentile risposta la saluto cordialmente
    Rosa.

    RISPOSTA

    Anche in medicina non tutto è come appare e quella che, anche a un bravo medico può sembrare una polmonite, può invece nascondere qualcos’altro. Queste “finte polmoniti” che si ripresentano interessando parti diverse del polmone possono essere una malattia che porta il nome di un vecchio cartoon americano degli anni ’30, BOOP (ricordate Betty Boop?). In realtà si tratta di un acronimo per riassumere un nome complicato: bronchiolitis obliterans organizing pneumonia. Ma non si spaventi, non è affatto una malattia grave, solo che non si cura con gli antibiotici perché non è una vera polmonite. La BOOP ( O COP) simula molto da vicino una classica polmonite sia per i sintomi (febbre, stanchezza, tosse, mancanza di fiato) sia per l’aspetto radiologico.

    Si tratta invece di una anormale risposta riparativa del polmone a un insulto microscopico, per esempio un virus, l’inalazione di qualche fumo tossico, l’assunzione di un farmaco particolare. Se non viene riconosciuta e adeguatamente curata rischia di continuare il suo decorso provocando un peggioramento dei sintomi e continue ricadute. Proprio perché non è un’infezione non risponde agli antibiotici, la sua parziale risoluzione e poi recidiva è un andamento spontaneo; in effetti in molti casi la malattia può guarire anche da sola. Alcune categorie di malati che hanno sofferto di malattie tumorali, come per esempio tumori al seno, o che assumono alcuni farmaci, ad esempio statine per abbassare il colesterolo, possono essere più soggetti a sviluppare la BOOP, che però può presentarsi anche in persone perfettamente sane fino al giorno prima, come nel suo caso. La diagnosi viene confermata dalla TAC e dalla broncoscopia, attraverso un esame che si chiama “broncolavaggio” che permette di analizzare le cellule presenti nel polmone. Grazie ai progressi della medicina, oggi la broncoscopia (è la stessa cosa di una gastroscopia solo che si indagano i bronchi) è un’indagine molto ben tollerata, che si effettua ambulatorialmente in anestesia locale con una piccola sedazione e dura pochi minuti. La terapia della BOOP è a base di cortisone che determina un importante e immediato miglioramento dei sintomi e della lastra, e va proseguita per alcuni mesi. Al termine della cura la stragrande maggioranza dei malati è perfettamente guarita, solo una piccola percentuale di pazienti può ripresentare la malattia alla sospensione del cortisone e necessitare di un ulteriore periodo di trattamento. E’ importante che durante la terapia vengano monitorati i possibili effetti collaterali del cortisone (glicemia, osteoporosi, ecc.) e escludere che la BOOP non nasconda a sua volta altre malattie, per esempio reumatologiche, delle quali potrebbe essere una prima spia.