Rischio abbandono scolastico

    DOMANDA

    Buongiorno dottoressa,
    mio nipote (figlio di mio fratello) ha 17 anni e da quando frequenta l’istituto professionale (a cui si era iscritto perché frequentato da amici) sta perdendo progressivamente interesse nello studio, attività extra scolastiche ed anche i rapporti con quegli stessi amici si è molto affievolito. Lo vediamo diventare ogni giorno più passivo, taciturno e pessimi risultati a scuola con il rischio reale di dover ripetere l’anno. Fino a 2-3 anni fa parlava molto volentieri con me ma adesso risponde a monosillabi e dice che non gli va di andare a scuola a perdere tempo “tanto il pezzo di carta non serve, conosco laureati che dopo anni sono ancora disoccupati”. A nulla valgono i miei incitamenti, non è stupido ma non capisco cosa stia accadendo. Cosa mi consiglia di fare o dirgli per stimolarlo e svegliarlo da questa specie di letargo visto che così perde l’occasione di crearsi il suo futuro?
    La ringrazio per l’attenzione e spero di leggere una sua risposta.
    Una zia preoccupata.

    RISPOSTA

    Cara Signora, la Sua preoccupazione è comprensibile ed è bene indagare più a fondo la situazione: i genitori che cosa pensano? Come si comportano con il ragazzo? Ci sono problemi familiari? I genitori hanno parlato con gli insegnanti?
    Certo il ragazzo vive un’età difficile e, se abbiamo memoria della nostra adolescenza, sicuramente possiamo ricordare quel bisogno di non ricevere intromissioni nella propria vita, anche perchè ci si sente grandi,si pensa di sapere tutto, si desidera non avere ingerenza alcuna. E’ bene comunque mandare sempre messaggi di affetto e di accoglienza, per evitare che possa allontanarsi dagli affetti familiari. E poi narrare a lui della propria adolescenza, delle inquietudini vissute a quell’età, delle paure e delle ansie e di che cosa ciascuno ha fatto per superare le difficoltà. Perdere l’anno potrebbe comportare un calo di autostima, ma a volte sono proprio le “cadute” che fanno maturare e aprono nuovi orizzonti.
    Ciò che preoccupa di più è il fatto che si siano affievoliti i rapporti con i compagni, ma può essere una scelta invece meditata in quanto essi non corrispondono più alle intime esigenze del ragazzo. Prima di giungere a un cambiamento si ha un periodo di incubazione: speriamo che questo silenzio sia dettato da riflessività.
    Fondamentale è stargli vicino, ma senza assillarlo. Importante sarebbe poi cogliere i suoi interessi residui (squadra di calcio, altro sport, musica ecc.)e parlarne con lui, utilizzandoli come volano per riprendere il dialogo e “svegliarlo” dal letargo. Con molti auguri!