Lenti errate per un anno, quali conseguenze ci possono essere?

    DOMANDA

    Buongiorno dottore
    avrei una domanda: nel giugno 2015 venivano prescrittoo un occhiale a mia figlia ipovedente nata il 21/09/2011 con la seguente prescrizione occhio destro sf -7,5 cil -2 asse 165; occhio sinsitro sf -8 cil -2 asse 30 sistema internazionale.
    Solo durante il controllo coulistico del 24 giugno 2016, l’oculista ha appurato che gli occhiali fatti l’anno prima erano errati poichè probabilemnte l’ottico non ha controllato che la presczione per la correzione dell’astigmatismo fosse fatta con il sitema internazionale (seppur vi era scritto) e ha applicato il sistema tabo.
    Ora tolta la rabbia e indignazione per l’ottico che seppur famoso e storico ha fatto un errore assolutamente grossolano, mi chiedo se tali occhiali errati almeno parzialmente indossati per un anno da mia figlia possano aver causato danni irreversibili agli occhi con peggioramento irrecuperabile. O se viceversa l’anatomia e svilupo dell’occhio non è cambaita a causa degli occhiali e con i nuovi occhiali corretti riprenderà e migliorerà nella messa a fuoco.
    Grazie infinite.

    RISPOSTA

    Buongiorno a  lei. La piccola è portatrice di astigmatismo miopico composto ad asse obliquo, OS>OD, anche se soltanto con differenza di 1/2  diottria sferica: questo dovrebbe comportare la dominanza dell’OD. Se  non ricorda quel che le ha detto l’Oculista a questo proposito, è facile determinarlo: prenda un cartoncino formato  A4, disegni grossolanamente  una macchina fotografica e faccia un foro di circa un cm al centro dell’obiettivo; poi, fatti indossare  gli occhiali alla bambina si faccia fare una ”fotografia”. La bambina col cartoncino in mano dovrà mirare spontaneamente con un occhio solo: quello è il dominante (e  dovrebbe essere il destro). Questo è importante per rispondere alla sua domanda. Due diottrie di astigmatismo ad asse controregola portate con continuità per un anno possono effettivamente  indurre meccanismi di soppressione. Fortunatamente la bimba è ancora piccola e la neuroplasticità è ancora vivacissima, per cui – se esiste una differenza di acuità visiva  tra i due occhi, cioè una ambliopia relativa, valutata con lenti corrette all’E-test o verniera, con adeguati trattamenti (occlusione, labirinti di Weiss, esercizi di stimolazione etc) il suo Oculista e l’Ortottista che lo assiste sapranno impostare la  terapia adatta al recupero funzionale. E lei avrà la sacrosanta pazienza di  seguire scrupolosamente le loro indicazioni.

    Ciò detto, veniamo al pedigree: questa miopia assiale congenita, detta degenerativa, è necessariamente genetica – bisogna definire  i casi riscontrabili in tutta la parentela paterna e materna per identificare la modalità di trasmissione – può aumentare con l’età con curva più o meno ripida correlabile all’accrescimento staturoponderale (si evidenzia bene mettendo sulle ascisse l’età e sulle ordinate il potere sferoequivalente [nel suo caso: OD -8,5; OS -9]  e valutandone l’incremento nel tempo; può (non deve, può) correlarsi con sindromi sistemiche (da escludere: ad esempio Stickler) o con altri disturbi oculari, per esempio emeralopia, disturbi del senso cromatico, della elettrofunzione retinica; al momento attuale una ventina di geni, oltre PAX6 e i geni per l’opsina, possono essere coinvolti nel meccanismo di allungamento posteriore del globo oculare legato a modificazione del collagene sclerale, identificato in microscopia elettronica negli anni ’60 da Garzino, nella Clinica Oculistica di Torino diretta dal prof. Riccardo Gallenga.

    L’indicazione è: una buona correzione ottica per ottimizzare la capacità funzionale, il trattamento antisoppressivo se necessario, una igiene oculare corretta (ambienti illuminati, il maggior tempo possibile all’aperto), una dieta variata ricca in vegetali colorati ed apporto di calcio, sali minerali e vit. A, D, E, attività fisica indicata dal pediatra e regolari controlli presso l’Oculista curante.

    prof fr Pier Enrico Gallenga FEBO

    Chieti-Pescara