aborto

    DOMANDA

    Gentile Dott.ssa,
    sono una ragazza di 35 anni e lavoro saltuariamente come insegnante. Sono rimasta incinta un mese fa e ho abortito. Il mio fidanzato più giovane di me di sei anni, non mi ha supportata e io mi sono fatta convincere che abortire fosse la scelta migliore per la nostra situazione di precarietà lavorativa ed ora sto malissimo. Non riesco a perdonarmi quello che ho fatto, ma in quel momento trattandosi di due gemelli non me la sono sentita di andare avanti da sola, perchè non ho il supporto della mia famiglia. Mio padre l’ho perso anni fa e mia madre anziana con cui vivo ha dei problemi di salute, oltre ad essere molto bigotta, e questa cosa l’avrebbe distrutta. Non avrei avuto una casa e uno stipendio fisso. Lui dopo che io ho abortito è scomparso! Non mi ha più cercata, e quando io l’ho cercato, lui mi ha detto che non ha senso continuare a stare insieme perchè non ci sono i presupposti economici per sposarci. (anche lui precario come me) . Io sono shoccata, mi creda…sto malissimo per questa situazione. Dopo tre anni di relazione perfetta, mai litigi e sempre stesse visioni di vita, mi sono trovata ad avere un mostro al mio fianco. Il mio malessere mi fa alternare momenti di iperattività e momenti di chiusura assoluta con crisi di pianto. La prego, mi dia qualche consiglio per come affrontare questa situazione così devastante dal mio punto di vista.

    RISPOSTA

    Parta da quello che è, non da ciò che sarebbe stato se.
    E’ una donna ricca di potenzialità che si spende nell’ insegnamento, segue la madre e cerca.
    Si chieda cosa cerca. Cosa le sta più a cuore ora ? La compagnia, maggiore sicurezza lavorativa, l’indipendenza, una famiglia sua ?
    Provi a definirsi per le potenzialità e per le forze e dica di no a pensieri del tipo
    – è tutta colpa mia. quasi mai nella vita è così, anzi di solito c’è un concorso di responsabilità
    – avrei dovuto comportarmi diversamente. il tempo scorre in avanti, non può modificare il corso di eventi ormai trascorsi
    – io sono quella che ha abortito: no ! Le persone non sono ciò che accade loro o che più o meno consapevolmente scelgono .. sono enormemente di più !!!
    – mi merito di stare male.assolutamente no ! Tutti meritano felicità, realizzazione, amore, sicurezza.: sono i nostri principali bisogni
    – ci penserò continuamente.. No, pensi piuttosto a cosa può costruire e non a ciò che non è: possiamo bere dal bicchiere pieno, non da quello vuoto.
    Capisco il suo stato d’animo, l’incertezza, la tristezza, il senso di vuoto. e lo scollamento fra pensiero (‘Era la scelta più ragionevole’) ed emozione (‘Non avrei dovuto farlo’). Sempre siamo ambivalenti (ci piacerebbe fare, ma non vorremmo.. siamo attratti, ma temiamo .). Lo siamo ancora di più a fronte di qualcosa che ci tocca nel profondo: essere donna, essere mamma.
    E’ questa l’origine dell’alternarsi di crisi emotive (di pianto, di sfogo….di contatto con se stessa) e di iperattività (che è cognitiva, cioè mirata a raggiungere obiettivi, spesso tangibili . molti nella sua vita lo sono meno.e a controllare.e diverse cose nella sua esistenza non lo sono altrettanto: il lavoro, il fidanzato, lo stato di salute della mamma .).
    Credo abbia bisogno di integrare e mettere d’accordo emozioni e pensieri. come ?
    Ascoltandosi e raccontandosi, senza però giudicarsi, ma dando libero sfogo alle emozioni.
    Lei parla di perdono.
    Si ricordi che questo non significa dimenticare, ma ricordare con emozioni diverse. Dovrebbe nel tempo riuscire a trasformare le emozioni, a rievocare gli episodi che l’hanno turbata associandoci altri stati d’animo, più positivi . come fare ? Le propongo due tecniche, da attuare entrambe, se vuole.
    1. Tecnica per perdonare e perdonarsi (da attuare da sola, in una stanza, in aperta campagna, in un luogo e in un momento che avverte come ‘buono’)
    I fase. Immagini le situazioni che più le fanno rabbia, i momenti più forti, le scene che la turbano, le persone che la irritano e dica loro o dica al vento tutto il peggio, tutti gli improperi, gli insulti, i pensieri repressi…. non si blocchi di fronte a nulla….se serve dia calci a dei cuscini o distrugga un oggetto (…può essere un innocuo foglio di carta….)…insomma tocchi il fondo delle sue emozioni esprimendole….sapendo di non essere guardata, giudicata, interrotta [tutto ciò le impedirà di rivolgere contro se stessa l’aggressività che invece dovrebbe dislocare fuori di sé e ….di non avere paura delle sue emozioni….sottolineo ‘sue’: è quanto più le appartiene….se le faccia amiche…non giudichi la colpa o la rabbia (no a pensieri del tipo ‘dovrei vergognarmi’ oppure ‘non dovrei sentirmi triste’…le emozioni NON si comandano, ma si sperimentano, si elaborano…), ma dia loro il benvenuto: solo così l’aiuteranno a crescere…. a trovare ‘energia’ per ricominciare…]
    II fase. Dopo avere sfogato tutta, ma proprio tutta la rabbia….forse anche in più momenti o con diverse modalità, provi ad analizzare la situazione da fuori, dal punto di vista di un altro, guardandosi con simpatia, vedendosi davvero per la luce che è in lei e che può emergere dopo che si è liberata del peso di rabbia, colpa, vergogna, tristezza…. Riconosca che spesso la vita attuale non corrisponde a quella ideale, che le attese sono tali perché anticipate e immaginate, non perché necessariamente devono tradursi in realtà, che lo spessore di una persona sta nel ‘scegliere per amore’ (non per paura o colpa…) e nel farlo rispetto a ciò che verrà…. e nel limite delle opportunità che la vita offre…. Non si senta ‘diversa’, ma semmai ‘unica’….. irripetibile, irrinunciabile….
    2. Tecnica del diario
    Se riesce anche con una certa regolarità scriva ciò che le accade, ciò che ricorda, ciò che abita il suo mondo badando a trovare espressioni emotive. Non si limiti o addirittura by-passi il racconto di specifici episodi e incalzi subito nello scrivere come si sente…. Questa modalità la aiuterà ad integrare pensieri ed emozioni, aspetti cognitivi ed affettivi e a raccontare se stessa, tutta se stessa, la parte che più le piace e quella che maggiormente la infastidisce, fino a trovare quella che lei davvero è. Tipici incipit sono ‘oggi mi sento innervosita….continuo a pensare che…vorrei credere…, ma…)’…. ‘ho appena terminato di…. quale me stessa trovo adesso in questa pausa di riflessione?….’.
    Nel fare questo stia presso di sé, affronti le sue emozioni (non quelle degli altri…non è richiesto in questa fase) e si nutra di bei pensieri, di emozioni piacevoli che le possono derivare magari dallo svolgere una attività che l’appassiona o dallo stare in un bel ambiente o in mezzo alla natura….lei solo si conosce al meglio e sa dirsi quali ambienti e attività la fanno stare bene e le corrispondono…
    Sperimenterà che il percorso non è breve…ragion per cui la incoraggio ad intraprenderlo quanto prima…anche il punto 1 può essere ripreso più volte se la rabbia, la tristezza, la colpa dovessero riaffiorare…
    Se vuole potrà anche un giorno porre in una mano tutto ciò che più la angustia (dia pure un nome alle paure, alle colpe o supposte tali, alle incertezze, al senso di….). Poi chiuda bene il pugno, si porti in un luogo significativo per lei (mi verrebbe da pensare ad uno spazio aperto, ma potrebbe essere altro luogo pregnante per lei). Lì, concentratissima e liberissima, apra il pugno, ci soffi sopra e faccia volare via tutte le angustie… Si senta leggera e pronta a spiccare il volo per un’altra fase della sua vita, più luminosa, più sua…
    Lo faccia sorridendo . fin da ora . si ricordi di partire da dov’è davvero (non da dove sarebbe stata) e dalla persona che è. ha una vita davanti, la sua, la viva in tutto il suo spessore. alzi il suo viso chino sui problemi e scorgerà la bellezza di ciò che sarà o potrà essere, di quanto potrà vivere, libera da un passato che ormai è trascorso, che forse le ha insegnato qualcosa, ma che non tornerà. Parta da queste certezze e si dichiari pronta ad amarsi.. per poi amare.