DOMANDA
Buongiorno professore
Le scrivo nella speranza di ricevere qualche indicazione circa la possibilità di giungere ad una diagnosi utile x aiutare mia madre a star meglio visto che nonostante i numerosi recenti ricoveri presso Osp san paolo e Cardarelli di napoli non siamo riusciti ad ottenere un minimo miglioramento. Mia madre ha 75 anni fumatrice. La diagnosi con cui è stata dimessa è broncopneumopatia ostruttiva, gastrite antrale e sindrome ansioso depressiva. La cura consiste in somministrazione di ossigeno ,broncovaleas, cipralex 10 mg e tranquirit 10 gocce. Mia madre presentava da tempo difficoltà respiratoria astenia dolori allo stomaco nausea ed inappetenza, giunti in pronto soccorso l’ emogassanalisi presentava valori di PCO 2 molto alti per i quali gli veniva praticato il ventilatore polmonare a seguito del quale si è riscontrato un netto ed evidente miglioramento( la motivazione dataci e’ stata che mia madre stava iperventilando). Trasferita in pneumologia le veniva tolto il ventilatore polmonare e somministrato l’ ossigeno in bombola. Da allora mia madre e’ ricaduta nello stesso stato di malessere generale precedente a cui si sono aggiunti mancanza di lucidità sonnolenza incapacità di stare in piedi e di nutrirsi ( oggi pesa 39 kg). A chi devo rivolgermi per curare mia madre? E perché le hanno tolto il ventilatore polmonare unica cura che sembrava farla stare meglio?possibile che sia inutile anche il ricovero. ?spero che la sua risposta giunga in tempo. Grazie
RISPOSTA
Gentile signore,
posso esprimerle un parere basandomi unicamente sulla sua, pur esauriente, descrizione dello stato di sua madre. Un giudizio più appropriato non può prescindere dalla visione diretta della documentazione clinico-radiologica. Comunque la posso rassicurare sul fatto che sua madre è seguita da centri ospedalieri che nella sua città sono sicuramente l’eccellenza. Sembra che la sintomatologia (molto seria) che descrive sia da imputare alla grave broncopatia cronica ostruttiva (in fumatrice). E’ una malattia che è caratterizzata da alterazioni irreversibili dei bronchi e delle loro pareti. Si creano difficoltà nella diffusione dei gas respiratori e nella circolazione nei polmoni del sangue che deve essere ossigenato. Questo può condurre, per meccanismi che non sto a spiegarle, ad un aumento della anidride carbonica (CO2) nel sangue con peggioramento dei sintomi respiratori e neurologici. Il ventilatore, in questi casi, permette di superare la crisi. I colleghi pneumologi valuteranno, con l’esecuzioni di ulteriori emogasanalisi, se sarà necessario mantenere (e per quanto tempo) la ventilazione polmonare non invasiva associata all’ossigenoterapia a lungo termine.
Cordiali saluti.
Dr. Paolo Bulgheroni