ansia e depressione

    DOMANDA

    Gentile Dottoressa,
    Le scrivo non per me , ma per mio figlio.Spero che ciò sia possibile e che possa aiutarmi.
    Anni fa ha sofferto di forti attacchi di ansia e di panico che sono degenerati in depressione ed è stato seguito per un po’ di tempo da uno psicologo. Il problema degli attacchi di panico era collegato all’ Università , agli esami perché per via dell’ansia non si riteneva mai preparato e procrastinava l’esame. Ad un certo punto infatti decise di interrompere gli studi , isolandosi da tutti ; una decisione molto sofferta da parte sua , ma anche da parte di noi familiari, poiché amava studiare , era uno “studente 30 e lode” con il solo “problema” (non lo è mai stato per me e mio marito , ma per lui ) che non dava molti esami durante l’anno accademico.Dopo anni di sofferenza , di isolamento ,decise di riprendere gli studi e ritornare a sostenere alcuni esami ,a prendere ottimi voti (pur tendendo sempre a procrastinare qualche esame) e soprattutto a sorridere.Da un po’ di tempo però sta avendo una nuova crisi :vuole lasciare l’università perché non si sente all’altezza di affrontare i professori ,ritiene di essere troppo indietro e di laurearsi in età tarda rispetto alla media , ha 25 anni !Cosa si può fare in casi come questi ? Invogliare ad andare avanti o assecondare ancora una volta la scelta di mollare e arrendersi?
    Non so più come aiutarlo , cosa è giusto e cosa non lo è .La ringrazio in anticipo

    RISPOSTA

    molto probabilmente dietro a questa nuova crisi sta una riattivazione di quella modalità di pensiero rimuginativo che già in precedenza, unitamente ad una eccesso di perfezionismo e di timore del giudizio, lo ha bloccato. Riprendere decisamente in mano la terapia anche dal punto di vista farmacologico e proseguire fino alla meta. Che poi meta non è perchè poi bisogna mettersi a lavorare….