DOMANDA
buongiorno professore vorrei sottoporle questo mio problema
ho 55 anni e mi è stata riscontrata una coronaropatia sono stato più volte sottoposto a coronografie con relative angioplastiche e stent sin dal 2004.
Sono diabetico,iperteso e nel 2010 mi è stata riscontrata una disfunzione ventricolare sx con grave deficit di pompa con fe al 35% miocardiopatia dilatativa ischemica alla 3 classe con scompenso cardiaco e ipocinesia sono stato sottoposto sempre nello stesso anno a triplice by-pass aortocoronarico.
Nel maggio dell’anno scorso mi è stato impiantato un defibrillatore biventricolare con funzione anche di pacemaker.
A dicembre sono stato sottoposto a nuova coronarografia con angioplastica e stent, alla fine dell’intervento il medico disse che sarebbe stata l’ultima perchè le arterie non offrono più margini di sicurezza essendo quasi tutte ostruite nè tanto meno è pensabile effettuare altri by pass.
Che cosa significa tutto questo? e se le arterie si dovessere chiudere definitivamente cosa c’è da fare?
L’unica certezza che ho è che il defibrillatore comincia a funzionare e la f.e ora è al 44%, dopo un anno dall’impianto.Ma la mia paura sono le arterie che vanno chiudendosi inesorabilmente nonostante le compresse a decine che assumo giornalmente.
Ho sentito parlare di vad potrebbe essermi utile? O forse mi sto avviando verso quei pazienti da trattare solo col trapianto.attualmente anche al minimo sforzo vado in dispnea
Mi dia un consiglio, per piacere.
RISPOSTA
Cara Amica,
Ovviamente queste mie sono considerazioni un pò astratte, in quanto basate sui pochi dati a mia conoscenza.
Innanzitutto mi sembra di capire che lei non ha disturbi riferibili a dolori di tipo anginoso e questa è una buona cosa
Poi che la funzione del ventricolo sinistro è risalita ed adesso è quasi normale: questa è un’altra buona cosa e indica che le terapie praticate sono state efficaci.
Purtroppo invece è frequente che nella malattia diabetica l’interessamento coronarico sia molto esteso e di trattamento arduo: tenga però conto che le considerazioni del medico che ha riportato sono di tipo “probabilistico”: non è impossibile che se la malattia progredisse la nuova situazione sarà a priori non trattabile. Certo comunque è importante anche fare il possibile per impedire che la progressione avvenga: terapia medica piena, controllo accurato del diabete, controllo del peso e attività fisica.
Se malauguratamente progressione ci fosse, il VAD non è ancora una vera alternativa, ma il trapianto può essere considerato.
Mi sentirei di dire però che questa sia ben lontana dall’essere la sua situazione visto il 44% di frazione di eiezione.