Attacchi di rabbia

    DOMANDA

    Salve, Le scrivo per chiederle un consulto che non riguarda me, bensì il mio fidanzato. Lui ha 23 anni (18 io) e da qualche tempo ho notato che tende ad ”esplodere” e ad essere oggetto di attacchi di rabbia, durante i quali se la prende con gli oggetti che ha intorno (pugni al muro, o un joystick lanciato per terra e rotto). In quei momenti non si riesce a calmarlo, perché se si prova a parlargli, si ricevono solo brutte risposte. Dopo qualche minuto, la rabbia svanisce e lascia il posto alle scuse.
    A mio parere questo comportamento ha ben poco di positivo, e temo che possa peggiorare con il passare del tempo; per questo chiedo a Lei se è giusto che io mi preoccupi e, se sì, cosa posso fare per aiutarlo. Confidando in una Sua risposta, Le porgo distinti saluti.

    RISPOSTA

    Lei mi dice di essere preoccupata e ne ha ben ragione. Ancora di più dovrebbe preoccuparsi lui o meglio “occuparsi” sia del perché sia di quanto abbia imparato a governare i suoi sentimenti, ancor più quando aggressivi, negativi. L’intelligenza nel gestire le emozioni va sviluppata e vi sono molti scritti che possono aiutarlo (Sanare i conflitti, ed Guerini).
    Da quanto tempo il suo fidanzato tende ad ?esplodere?? Prima non c’erano stati segnali di queste manifestazioni di rabbia? Ha osservato in che occasioni si manifesta questo atteggiamento? I motivi di questa rabbia sono davvero banali? Nei momenti di esplosione la cosa migliore è lasciarlo sfogare e poi ( solo poi) chiedergli se si sente meglio, perché evidentemente è quello il momento in cui si può iniziare con molta pacatezza un dialogo. Le scuse vanno bene se non sono solo un modo per evitare le reazioni di allontanamento dell’altro ( il prendere le distanze da comportamenti inaccettabili) e se sono seguite da un reale cambiamento. Bisogna non dare troppo spazio alle manifestazioni di violenza anche se dirette per adesso solo agli oggetti . E per questo è giusto preoccuparsi di osservare i suoi comportamenti e soprattutto di instaurare un dialogo da cui lei potrà meglio vedere se ci sono speranze concrete di miglioramento. Importante è essere fermi: no alla violenza, sì all’?impegno che può concretizzarsi anche eventualmente in un aiuto specialistico.