Attacchi di rabbia?

    DOMANDA

    Sin da piccola ho avuto problemi di assertività, ed ora, a 30 anni, sto imparando ad esprimermi. Quando esprimo rabbia, la esprimo in modo estremo, ovvero urlo e sembro pazza, tanto che il mio ragazzo mi dice che così mi “fa male”. In effetti, quando qualcosa non va sento una cosa dentro che sale, sale, sale e che non riesco a fermare fino a che non l´ho sparata tutta fuori, con la voce e l´energia che posso.

    L´alternativa di parlare non mi passa proprio per la testa.

    Come si fa a riconoscere un attacco di rabbia? Che mi consiglia?

    Sono preoccupata.

    Grazie

    RISPOSTA

    In letteratura si suole distinguere tre tipi di rabbia: malevola, di sfogo, costruttiva. La prima è molto ‘controllabile’: decido di ferire una persona e mi carico ed innervosisco aggredendola. Dalle sue poche parole direi di escludere che si tratti di questo tipo di rabbia.

    La rabbia ‘di sfogo’ è messa in atto in molte circostanze: quando non ce la facciamo più, perché siamo stanchi, affaticati, non stiamo bene, fa troppo freddo/caldo, abbiamo fame o qualcuno ci sta davvero ‘assediando’ rendendoci difficile la vita. E’ meno controllabile della precedente e spesso viene espressa dopo diversi tentativi di ‘portare pazienza’, ‘sopportare’, ‘fare buon viso a cattivo gioco’. Capita a tutti di sentire ed esprimere rabbia di questo tipo. E’ evidente che la quantità e la forza dirompente dipende molto da quanto una persona prima ‘si è tenuta tutto dentro’.

    Infine, vi è la rabbia costruttiva posta in essere quando ‘assertivamente’ si vogliono manifestare le proprie ragioni ed essere ascoltati: ad es. l’insegnante che alza la voce verso gli alunni indisciplinati o la persona che si esprime per dire “Basta ! Non voglio essere trattata così”. Lo dice la parola stessa che questa rabbia aiuta a rinsaldare le relazioni ed è secondaria al raggiungimento di obiettivi che vengono prima della rabbia e sopravvivono ad essa. Negli esempi di prima si tratta di educare e di essere rispettati.

    Ho come l’impressione che la rabbia di cui lei si lamenta sia talvolta ‘di sfogo’. Forse, se ci pensa, può nascere con intenti ‘costruttivi’, ma poi si contraddistingue sempre più con una indesiderata ‘perdita di controllo’. E’ quest’ultima – se ben capisco – la caratteristica che più la fa soffrire e preoccupare.

    Teme di agitarsi troppo e forse di dare disturbo alle persone ‘oggetto’ del suo ‘sfogo’.

    Non conosco la situazione oggettiva e sto a quello che lei mi descrive: un chiaro esempio di rincorrersi di emozioni. Si arrabbia, poi si sente in colpa, quindi ha paura, poi si vergogna, un po’ si deprime, poi si sente in ansia…. si arrabbia di nuovo…. è come un susseguirsi di ‘paura di arrabbiarsi’, ‘timore di sentirsi in colpa’… Dietro a questi echi di emozioni c’è di sicuro una matrice comune, compresa la quale anche l’emotività può tornare sotto i livelli di guardia.

    La invito quindi ad interrogarsi – di fronte agli episodi che le hanno causato o stanno per causarle rabbia – cosa di questi la disturba: mi impediscono di essere me stessa ? non fanno come vorrei ? mi ostacolano nelle mie attività ? …. o altro ?

    Può così trovare il ‘bisogno insoddisfatto’ che le determina rabbia. Lo soddisfi finalmente e non sentirà più la necessità di prendersela tanto, neppure con se stessa.

    Ciò che il suo compagno teme è infatti che lei finisca con il maturare uno strutturale atteggiamento infuriato. Non credo sia cosa così probabile, però è possibile. Alla rabbia si associano infatti dei cambiamenti anche a livello fisico (ad es. innalzamento della pressione arteriosa) che – protratti nel tempo – possono interferire con uno stato ottimale di ‘buona salute’.

    Si voglia bene, si sorrida, si auguri il meglio e scopra quali sono i bisogni che vede ostacolati e che innescano in lei la rabbia. Non si preoccupi per le manifestazioni accese (paroloni, gesticolare ben articolato … espressioni colorite). Se non va a ferire o aggredire nessuno è sempre meglio una emozione espressa di una repressa o rivolta a sé.

    Intendo dire, non stia sull’aspetto comportamentale (cosa dice e come, cosa fa …), ma su cosa ci sta dietro. Guarita la frattura sottostante (il bisogno che trova inespresso e che sente così vitale per il suo benessere psicologico) vedrà che il pozzo di serenità che anche lei può essere comincerà a sgorgare .. e non ci sarà più necessità né di preoccuparsi né di arrabbiarsi … se non costruttivamente.