DOMANDA
Gentile dottor Mian,
ho sofferto per tanti anni di BED. Se mi guardo indietro vedo che ho fatto tanta strada, e sono gratificata dalla mia forza e dal buon lavoro di squadra fatto con dietista, psicologa (breve-strate) e pedagogista. Da qualche anno è iniziato il viaggio dentro di me, e fuori. Mi sono allontanata da casa, ho imparato a contare su di me, ed a chiedere aiuto malgrado trovi difficoltà. Finalmente le prime emozioni,belle e brutte, e la soddisfazione di vivere il cibo. Nonostante sia rimasta cicciottella, 5 anni fa sono arrivata a pesare 61,5 kg per il mio metro e 55.Ora sono di nuovo insoddisfatta del mio corpo e di me, sono di nuovo ingrassata. Non sono tornata alle abbuffate e me ne sento ormai lontana, ma non trovo il gusto nel cibo, quindi mangio quel che capita, di veloce o precotto, quando so bene che mi piace cucinare, tanto per fare un esempio in tema. Insomma, la mia autostima vacilla sempre, il mio cavalcare la vita con eleganza ed energia stenta a spiccare il volo. Mi esercito ad essere una me migliore, ma sto andando extra lentamente, non amando tralasciare nessun particolare. Riesco a muovermi solo se non sono sola, sebbene io mi veda indipendente. Cerco di non gratificarmi o motivarmi solo attraverso il cibo, pianifico momenti di intenso lavoro e momenti di svago, che siccome sono di svago, allora mi DEVO svagare, e alla fine mi stresso. E’ possibile uscire dal tutto o nulla? Come? Avrebbe, inoltre e infine, un esercizio, un “compitino” da fare a casa?
RISPOSTA
Gentile Sig.ra,
da quanto mi dice, nonostante abbia lavorato sul sintomo alimentare, pare non sia stata affrontata e riconosciuta la parte piu’ importante: l’immagine corporea.
E’ l’immagine del nostro corpo allo specchio, e risponde a delle semplici domande che ci poniamo ogniqualvolta il nostro corpo fa parte dei nostri pensieri.
Tanto per dirne alcune: come vorrei apparire? – come penso che gli altri mi vedano ?
Se queste dimensioni provocano sofferenza, ecco che la stima della propria persona, il senso di autoefficacia o piu’ semplicemente, l’autostima, si “perdono per strada”.
Un po’ come e’ successo a lei.
Nella sua richiesta,inoltre,ci sono dei DEVO che lei scrive in maiuscolo.
Secondo quanto mi scrive, lei dovrebbe cavalcare la vita con eleganza ed energia, lei dovrebbe spiccare il volo, lei dovrebbe essere “migliore”, lei dovrebbe non andare lentamente, lei dovrebbe non tralasciare i particolari, lei dovrebbe svagarsi, lei dovrebbe essere o sentirsi indipendente.
Pensa che questo renderebbe la vita piu’ semplice e controllabile e priva di imprevisti?
Gli imprevisti permettono di affrontare nuove sfide e di imparare da esse.
Sempre.
Le doverizzazioni rappresentano una trappola da affrontare.
Inizi con lo spostare i “devo” verso i “voglio”.
Si ponga degli obiettivi che vuole e non che deve raggiungere.
La terapia che lei ha fatto, sebbene di successo, non ha lavorato a fondo e con continuita’ su cio’ che ha mantenuto e purtroppo sembra mantenere il suo disagio.
I pensieri ed il modo di affrontare in maniera polarizzata o dicotomica (il tutto o niente) gli eventi e le scelte della vita.
Un semplice esercizio che in seguito le consiglio di vedere insieme ad uno psicoterapeuta, meglio se cognitivo-comportamentale, lo puo’ trovare a questo link:http://www.emanuelmian.it/EMANUELMIANSCHEMAABC.PDF
Lavori sui pensieri che la “trattengono” nelle emozioni che la fanno stare male e che la portano a pensare a “tutto o niente”, “mai o sempre”, “qualcuno o nessuno” e cosi’ via.
I pensieri, ovvero quanto le viene in mente nei momenti difficili, sono una chiave importante per comprendere quanto la affligge e soprattutto come funzioni questo meccanismo.
Una volta visto questo, sarebbe utile “ristrutturare” questi pensieri con un pensiero alternativo, ma questo è compito della terapia che consiglio caldamente di fare de visu.
Il lavoro da fare, visto il suo grado di consapevolezza sarà indubbiamente breve, ma è importante approfittare della “finestra del cambiamento”, che dalla sua mail vedo aprirsi.
Si faccia e si lasci aiutare, anche perche’ l’immagine corporea merita approfondimento che autonomamente è difficile affrontare.
Le auguro ogni bene.
Emanuel Mian