carcinoma della mammella bilaterale

    DOMANDA

    Egregio professore
    Siamo in cerca della terapia migliore per salvare mia cognata Russo Barbara di 55 anni affetta da carcinoma della mammella con localizzazioni secondarie a livello scheletrico, linfonodale, e carcinosi leptomeningea.
    Circa 20 giorni fa la paziente viene ricoverata presso l’ospedale di Cisanello dove dopo vari accertamenti tra cui TC total body con med PET globale corporea viene diagnosticata eteroplasia mammaria bilaterale con metastasi linfonodali, ossee, meningee, surranica sinistra e cavità orbitaria sinistra. Viene riscontrata idronefrosi bilaterale di grado secondo da probabile vescica neurologica per la quale viene posizionato catetere vescicale, viene inoltre eseguita biopsia mammaria bilaterale (E.I. carcinoma compatibile con primitività mammaria).Dopo visita radioterapica non si pone indicazione a trattamento radioterapico.
    La paziente si presentava in scadute condizioni generali (ECOG PS 3), riferendo cecità completa, ipostenia e riduzione della sensibilità degli arti inferiori, dolore di moderata intensità agli arti inferiori e cefalea. L’esame obbiettivo evidenzia voluminose tumefazioni mammarie bilaterali, linfoadenopatia laterocervicale sinistra mobile rispetto i piani profondi di diametro massimo circa 7 mm, presenza di caterere venoso centrale tipo PICC, presenza di catetere vescicale. Esami ematochimici nella norma ad eccezione di globuli rossi 3,71×10^3/uL, glicemia 126mg/dL, azotemia 62 mg/dl, GGT 283U/L, fosfatasi alcalina 141 U/D, LD

    RISPOSTA

    Gentile signora,
    preciso che per una valutazione complessiva sarebbe necessario visionare la documentazione completa, comprensiva dell’esame istologico definitivo e degli accertamenti effettuati.
    Purtroppo, comunque, la situazione che viene descritta appare troppo compromessa per poter effettuare un trattamento chemioterapico, che avrebbe uno scopo esclusivamente palliativo e probabilmente non consentirebbe di ottenere alcun risultato significativo mentre potrebbe peggiorare le condizioni generali e la qualità di vita della paziente.
    Sulla base di queste considerazioni riterrei indicata solo una terapia di supporto per assicurare alla paziente un adeguato controllo della sintomatologia ed una qualità di vita il più possibile dignitosa.
    Dr Luca Gianni