DOMANDA
gentile dott. avrei un quesito da sottoporle riguardo mio padre,dopo aver sentito vari pareri sono confusa sul da farsi e mi piacerebbe avere anche uno suo parere.a mio padre (70 anni)a seguito di biopsia prostatica (Luglio 2011) veniva diagnosticato un adenocarcinoma acinare di grado G6 (3+3) secondo gleason combinato.
gli veniva consigliato di fare Tac addome e scintigrafia ossea; dalla tac veniva evidenziato un ispessimento sospetto al cieco di circa 5 cm. Nulla invece da rilevare,invece, nella scintigrafia.
dopo colonscopia veniva evidenziato un adenocarcinoma.
A fine settembre mio padre è stato operarto al colon cieco: è stata fatta anastomasi e resezione.
la biopsia effettuata durante l’intervento recita:”
adenocarcinoma primitivo colico,di tipo usuale,moderatamente differenziato(G2),invasivo;la neoplasia infiltra la parete intestinale e, focalmente il tessuto adiposo periviscerale; per un estensione di 2 mm assenza di in vasione vascolare; reazione infiammatoria peritumorale simil-Crohn;segmento ileale, margini chirurgici e margine circonferenziale indenni da neoplasia (distanza tumore-margine circonferenziale= 1,5 cm); 7 linfonodi isolati esenti da metastasi, sede di iperplasia aspecifica; stadio patologico PT3 pN0.”
alla luce del fatto che non ci sono metastasi a distanza e che per ora mio padre deve sottoporsi a cure per il tumore prostatico alcuni specialisti ci consigliavano di non fare la chemio adiuvante, altri invece si. cosa ne pensa? grazie
RISPOSTA
Gent.ma Lettrice
Il fatto che suo padre stia per fare una terapia (suppongo ormonale o radiante) per il tumore della prostata non è di per se una controindicazione a curare la malattia del colon. Per decidere se è indicato o meno fare una chemioterapia preventiva (adiuvante) dopo aver operato un tumore del colon bisogna analizzare il rischio che la malattia si ripresenti e il beneficio che si può ottenere con la terapia. Nel caso della malattia di suo padre (stadio pT3 G2 pN0, senza linfonodi interessati, senza invasione vascolare ecc) il rischio non è elevato e gli studi ci dicono che abitualmente il beneficio di una chemioterapia preventiva è minimo. Per decidere se è utile o meno farla lo stesso si valutano le condizioni generali del paziente,la sua aspettativa di vita, le sue malattie concomitanti, i possibili rischi della chemioterapia ecc. Ecco perché ha avuto pareri differenti dai diversi medici che ha consultato. Senza aver visto suo padre, non ho un consiglio preciso su cosa fare ma la invito ad affidare suo padre al Medico che le dà maggior fiducia e a seguire il suo parere.
I miei migliori auguri
Dr.ssa Gabriella Farina