DOMANDA
Dottor Gaboardi, ho 55 anni e l’esito della biopsia alla quale mi sono sottoposto un mese fa purtroppo è di adenocarcinoma prostatico.
Scartata a priori la via crucis della vigilanza attiva avrei deciso per la prostatectomia radicale robotica.
Ho letto che lei è stato il primo chirurgo urologo italiano ad aprire coraggiosamente la strada all’impiego della robotica in sala operatoria. Il rischio che le mani del Da Vinci vadano a toccare i fasci nervosi “deputati” alla funzione erettile purtroppo rimane.Da un paio d’anni per combattere una sindrome depressiva assumo un antidepressivo e temo che perdita della funzione erettile aggraverà la situazione. Ho letto di una metodologia chirurgia robotica che, incidendo lo strato che riveste le pareti delle cavità dell’addome, consente di effettuare la prostatectomia radicale evitando le fasce nervose. E’ questa oggi la modalità d’intervento maggiormente utilizzata? Grato per cortese attenzione le porgo cordiali saluti. A.M.
RISPOSTA
L’impiego del robot ha certamente migliorato i risultati riguardo alla salvaguardia dell’erezione, tuttavia l’intervento di salvaguardia dei nervi va riservato ai pazienti con tumore iniziale e scarsamente agressivo al fine di non compromettere la sicurezza oncologica. le consiglio pertanto di rivolgersi ad un chirurgo urologo esperto in questo ambito che saprà certamente scegliere il miglior trattamento per lei.