DOMANDA
Compio ad Aprile 63 anni e vado in bicicletta dall’età di 25.Altezza 1,80, peso 78 kg.
Dati sanguigni della norma. Ipertensione controllata farmacologicamente. Blocco di branca sinistra.
Ex infartuato a coronarie libere.
La mia passione è stata sempre quella di fare percorsi lunghi anche con salite impegnative ma sempre a velocità molto ridotta e a basse frequenze. Mai ho superato, grazie a rapporti molti agili, la frequenza di 140 battiti anche su salite lunghe tipo Stelvio. . Normalmente percorro sui 10000 km all’anno. Tutti gli anni, per sicurezza, ho fatto la visita sportiva per agonismo (anche se non lo praticavo) e sempre fino ad una decina di anni fa, mi è stata data l’idoneità al ciclismo agonistico. Superati i 50 anni , per il mio problema di blocco di branca sinistra non mi è stata più rilasciata tale autorizzazione. Dalle visite cardiologiche extra sportive niente era emerso che poteva impedirmi l’attività sportiva turistica. Nel 2008 in un periodo di quasi riposo sia ciclistico sia fisico sono stato colpito da infarto a coronarie libere,diagnosticato come sindrome di tako-tsubo. Un leggero stato di agitazione esistente in quel periodo derivante dalla morte della madre, passaggio allo stato di pensionato e trasloco abitativo non erano stata giudicati elementi di stress violento. La causa attribuibile più probabile era stata quella di un infezione dovuta ad un implantologia dentaria effettuata tre giorni prima dell’evento. Dopo il ricovero e la riabilitazione ho ricominciato a andare in bici con gradualità. Dopo due anni e vari controlli cardiologici con prove da sforzo è risultato che la funzionalità del cuore è ritornata come prima. Ho ripreso quindi l’attività ciclistica con la metodologia di prima, con l’unica limitazione di ridurre un po’ i km percorsi. Niente limitazioni per quanto riguarda le salite,ovviamente medie sempre più basse e con frequenze mai superiori ai 140 battiti. In effetti io mi sento molto bene e facendo un raffronto con la situazione prima dell’infarto adesso mi sembra forse anche di pedalare facendo meno fatica .A parte i controlli cardiologici e prova da sforzo a cui mi sottoporrò prima dell’eventuale partenza estiva, vorrei un consiglio in merito a quanto segue. La prossima estate avrei l’intenzione di fare un’ escursione nelle montagne del Piemonte. Il programma sarebbe di una decina di giorni, con una media di circa 100 km al giorno comprendente un passo da superare. Siccome le altitudine delle vette previste sono molto elevate , quasi 3000 metri del Sommellier, gradirei sapere se questo insieme alla consecutività dell’impegno ciclistico può essere un handicap/rischio per i miei problemi di pressione e cardiologici. Se sì gradirei sapere quali possono essere i problemi a cui andrei incontro visto che l’infarto,mi sembra di aver capito, raramente è causato da una fatica aerobica.
Grazie e saluti
giuliano
RISPOSTA
La sindrome di tako-tsubo è una entità ben distinta dalla sindrome coronarica acuta (di cui l’ infarto miocardico è una possibile manifestazione) per la incidenza, il decorso clinico, il trattamento e la prognosi.
La sindrome di tako-tsubo è rara, rappresentando circa l’ 1% dei ricoveri per sospetto infarto miocardico; il significato clinico è di possibile insufficienza cardiaca, con segni clinici di scompenso cardiaco acuto e non già di malattia coronarica; il trattamento non deve comprendere farmaci ad azione trombolitica ma, dato lo sfondo ipercatecolaminergico, si basa sull’ uso di b-bloccanti e, se necessario, dei farmaci che si usano nello scompenso cardiaco; la prognosi è senz’ altro favorevole, essendo la mortalità ospedaliera intorno all’ 1,1% (range 0,4-3%) ed essendo altrettanto piccola la percentuale di soggetti che presenta recidive.
Riguardo le altre due indicazioni fornite (blocco di branca sinistra ed ipertensione arteriosa) ci si deve attenere alle indicazioni note:
– se il BBSx è un reperto isolato, noto da tempo e mai associato a segni clinici e/o strumentali di cardiopatia, di per sè non costituisce un motivo sufficiente per considerare il soggetto cardiopatico e perciò non idoneo alla attività sportiva agonistica (o alla attività lavorativa anche impegnativa dal punto di vista cardiovascolare);
– anche l’ ipertensione arteriosa, se controllata farmacologicamente e in assenza di danno d’ organo, in presenza di esami cardiologici di 2° livello (ecocolordoppler cardiaco, ECG dinamico secondo Holter e test ergometrico massimale) con esito di normalità, non costituisce di per sè motivo di non idoneità nè di limitazione alla capacità funzionale del soggetto.