come aiutare un bambino ad affrontare un lutto?

    DOMANDA

    Buonasera dottoressa,
    ho 26 anni e 4mesi fa ho perso mio padre a causa di un infarto fulminante. E’veramente difficile andare avanti ma cerco di affrontare questa tragedia che ci ha sconvolti, anche per il bene del resto della mia famiglia e soprattutto di mio fratello che ha solo 11 anni.
    Cerco di stargli vicino facendogli sentire che anche se manca una figura importante non e’ solo…ma a volte e’ veramente dura, anche perche’ io per prima mi accorgo di avere dei problemi ad accettare la cosa.
    Ha sviluppato una forma di protezione nei confronti di mia madre. Ad esempio quando si allontana da casa, lui si preoccupa e vuole rassicurarsi che stia bene e dai giorni successivi al fatto ha preso a dormire nel lettone al posto di mio padre.
    Credo sia normale questo tipo di reazione, ma mi preoccupa anche il fatto che lui non esterni mai la sua sofferenza… anche se sinceramente capisco come si sente.Anche per me e’ troppo presto parlarne: il ricordo mi provoca troppa sofferenza e non ce la faccio ad affrontare ogni discorso che riguardi mio padre senza piangere.
    E’ successo tutto da un giorno all’altro e sento di essere ancora sotto choc…evito di pensarci altrimenti mi rendo conto che non andrei avanti.
    Mi rendo conto che non c’e’ molto da dire in queste situazioni. Piano piano il dolore diventa meno forte e si riprende a vivere, ma confido nel fatto che Lei mi possa dare un consiglio su come stare vicina a mio fratello in questa fase… Grazie. SERE

    RISPOSTA

    Cara SERE,
    vorrei tenerla fra le braccia, ascoltare il suo dolore nel silenzio e poi, quando lei è pronta, le racconterei una fiaba. Perché le dico quando lei è pronta? Perché di fronte a una morte traumatica è solo lo shock a parlare e il vuoto è troppo grande per poter ricevere qualsiasi parola. E’ naturale, dopo una perdita soprattutto traumatica, porre in atto dei meccanismi difensivi per attenuare il dolore. E per aiutare un bambino va aiutato prima l’adulto. Il fatto che ora lei sia riuscita a scrivere testimonia il fatto che finalmente riesce a comunicare in modo diverso il suo dolore. Il tempo è un grande medico e in attesa che il tempo compia la sua silenziosa terapia, lei deve agire. Spero che lei abbia un lavoro e se così non fosse deve attivarsi. Il “fare” permette di avere la mente occupata e ciò non significa “evitare” il problema, ma semplicemente “contenerlo”, dando via via un giusto spazio: troppo spazio significherebbe cadere vorticosamente nel dolore, poco spazio al contrario equivarrebbe alla costruzione di una barriera; il troppo e il niente sono nemici del bene. Affrontando il suo dolore e comunicandolo al fratellino diviene per lui una comunione di emozioni e di affetto; avete un dolore in comune che non va negato, ma vissuto e nel ricordo vincere la paura e donare un nuovo senso alla vostra vita.
    Poi insieme programmate il tempo libero e nel costruirlo ponete in atto quell’attaccamento alla vita che sicuramente il vostro papà vi avrà trasmesso. Fate dei progetti, dapprima piccoli e che occupano poche ore e poi più grandi, come per esempio andare al canile per far passeggiare i cani abbandonati.. fare del bene fa bene.. Importante che non vi sia l’isolamento, stare soli è utile, ma isolarsi non giova: inviti i suoi compagni a pranzo o al pomeriggio per studiare insieme, per andare a visitare un museo o programmare una gita.
    E poi legga la fiaba “Il corvo volato lontano” e se lo desidera legga il libro “Le fiabe per affrontare i distacchi della vita” nel quale troverà appunto questa fiaba. Le fiabe insegnano perché sono storie di vita. Le auguro di scoprire quelle “forze prodigiose” che sono insite nella psiche e che devono pian piano essere risvegliate. Un abbraccio