DOMANDA
Gentile Dottor Mian, sono una ragazza di 22 anni. A 14 anni mi sono trasferita dalla Puglia con i miei genitori ( avevano problemi da lavoro) a Parma. Lì ho cominciato a soffrire di anoressia, ho perso 20 kg in 2 mesi. Mi rifiutavo di mangiare, e praticavo dalle 3 alle 4 ore di sport al giorno.
Successivamente, senza nessun aiuto, ho ripreso i kg persi e sono arrivata ad un peso stabile, continuando comunque a tenerlo sotto controllo tramite diete lette sui giornali. Dopo 4 anni, ho cominciato a star male, cominciavo ad avere delle abbuffate, che compensavo o digiunando oppure usando diuretici e lassativi. Piano piano, il mio peso cresceva, così un giorno ho chiesto aiuto ai miei genitori, che si sono rivolti ad un centro per i Disturbi Alimentari. Sono in cura da 4 anni ormai, con alti e bassi, sono passata dalla bulimia nervosa al BEING DISORDER, ho praticato autolesionismo sul mio corpo, ho tentato il suicidio 3 volte (solo 1 volta ci stavo per riuscire), continuo a non amare il mio corpo… e continuo a cercare dei compagni che abbiano problemi, così chè io possa aiutarli e loro non possano concentrarsi sul mio aspetto fisico. Sono in cura anche da uno psichiatra, ma continuo ad odiarmi. E mi sono stancata di fare il diario alimentare, di pesare il cibo, di scrivere le mie emozioni. Vorrei poter essere uguale agli altri, ma non ci riesco. Cosa devo fare? Grazie mille.
RISPOSTA
Cara ragazza,
da tempo, lei sta combattendo con il peso ed il corpo e il suo disturbo alimentare è in transdiagnosi, cioè muta passando da un estremo all’altro dello spettro del comportamentio alimentare (digiuno/abbuffata con vomito autoindotto e altri compensi) e del peso (sottopeso/sovrappeso se non obesità di grado I).
Gia’ il primo campanello d’allarme, e cioè la perdita di 20kg in 2 mesi che ha riferito a 14 anni, meritava di essere ascoltato e lenito.
Lo spostamento in altra città in una età critica come l’adolescenza, può aver contribuito ad aggiungere un muro fra lei ed i suoi famigliari, che il disturbo alimentare cercava, in qualche modo di curare.
Il suo caso è molto complesso in quanto, oltre al comportamento alimentare ed alll’insoddisfazione corporea, sono presenti condotte autolesive di vario tipo e gravità.
Probabilmente l’associazione nazionale cui lei si è rivolta e che l’ha in cura da 4 anni, il cui nome volutamente ometto, non sembra aver accolto il suo disagio sincronizzandosi con esso.
Il suo bisogno di condividere con altri che soffrono come lei e che forse vuole anche accudire, merita rispetto e accoglimento.
Il mio consiglio è di cercare uno psicoterapeuta che lavori forse più con il cuore piuttosto che con freddi protocolli standardizzati, che, sebbene utili, non devono essere l’unica arma da usare contro i disturbi alimentari
La sua richiesta di consulto mi fa pensare ad un forte desiderio di cambiamento e di rinascita.
Non si opponga ad esso.
Il cibo, il controllo e il non piacersi sono sintomi di un disagio interiore profondo.
Disagio che può essere ascoltato, condiviso e curato.
Il momento è quello giusto.
Guardi ora le sue mani e le usi per scavare e ritornare alla luce di una nuova vita e togliere quella coltre di neve che sembra averla nascosta agli altri.
Faccia per un giorno finta di non avere il suo disagio, lo mandi per un sol giorno “in vacanza”.
Scoprirà così cosa significa respirare e sentire la vita.
Anche solo per un istante.
Le auguro di ritornare presto a vivere senza controllare le emozioni e senza timore degli imprevisti, perchè la vita, anche se alcuni momenti ci da sofferenza,merita di essere vissuta sino in fondo, e anche la felicità rappresenta un imprevisto, che non possiamo in alcun modo controllare.
Emanuel Mian