DOMANDA
cara dottoressa, non sapevo come fare per rispondere al suo messaggio a ” non riesco a concentrarmi” allora le scrivo un nuovo messaggio.. spero questo mi sia concesso. da oggi pomeriggio seguirò il suo consiglio sia dell allenamento per es con 5 pagine al giorno via via crescendo se possibile, e soprattutto cercherò di scrivere il pensiero negativo che mi attanaglia mentre studio.. sa, a volte non si tratta di un pensiero particolare, bensì di una serie di elucubrazioni mentali attorno ad un argomento di studio. io sono sempre stata una studentessa modello, molto precisa e questo mi si sta quasi ritorcendo contro. le spiego meglio: mi sembra che quando studio, al minimo dubbio inizio a farmi 10000 pensieri su quella cosa, mi agito, non la capisco, inizio a fare 1000 ricerche e ne esco ancora più confusa.
da ieri ho inziato a leggere ad alta voce e a registrare la mia voce, mi riascolto anche prima di andare a letto. spero così di memorizzare meglio e più in fretta. a presto
RISPOSTA
E’ bella cosa ‘puntare in alto’. L’atleta che si allena per vincere darà il massimo, così pure lo studente che si prepara per un bel 30 e lode forse ci arriverà vicino… Difficilmente se si preparasse per un 24 conseguirebbe un 27… Un conto è però ‘aspettarsi il meglio’, altro è sentirsi costretti a conseguirlo ad ogni costo, anche al prezzo della propria salute ‘psicologica’ e del benessere. Siamo nel campo del perfezionismo.
Gli studiosi distinguono fra un perfezionismo orientato a sé (‘mi aspetto di fare tutto al massimo per una mia soddisfazione e perché mi sento bene quanto mi va tutto a gonfie vele’) e uno orientato agli altri (‘gli altri si aspettano da me che io sia a studentessa modello/la moglie ideale/il lavoratore impeccabile e mi sento costretto/obbligato/forzato/minacciato a non deludere questa loro aspettativa’ …. che magari io non nutro per me … e che corrisponde ad una immagine che loro hanno di me…. naturalmente diversa dalla persona che io sono realmente) .
Quest’ultimo tipo di perfezionismo è certamente più sofferto perché si accompagna al timore di non essere all’altezza delle attese (alte) che altri nutrono su di noi, ci porta a ‘recitare una parte’ che non ci appartiene e talvolta a doverci sentire una persona diversa da quella che si è e si potrebbe diventare.
Anche il perfezionismo orientato a sé può generare però sofferenza… Si chiede a se stessi di dare/fare/produrre il massimo anche con grande fatica …. Ogni volta che si smette si percepisce di dover riprendere, appena ci si è messi (a studiare, a lavorare…) si provano tensione, tristezza, fatica…. allora ci si interrompe, per poi riprovare colpa per non lavorare abbastanza…. insomma è l’attività a controllare la persona, a dominarla, non viceversa.
Quando una persona che si trova a vivere in questa situazione di perfezionismo e di ossessione potrà provare le sue più che meritate emozioni positive: soddisfazione, gioia, senso di sfida… ?
Quel giorno che smetterà di chiedere a se stessa d’essere perfetta e non consentirà più agli altri d’esigere la perfezione da sé.
Come arrivarci ? Ogni volta che un pensiero del tipo ‘Devi dare il massimo’ ‘Mostrati la brava ragazza che sei’ (potrebbe essere ‘la moglie ideale’, ‘l’atleta più prestante’) bussa alla porta della mente rispondere ‘No, grazie … ho già dato’.
Certo questo rinunciare a pretendere il massimo da sé o a lasciare che altri lo esigano non è abitudine che ci si toglie come il cappotto a primavera. Ci vuole tempo… Questi pensieri perfezionisti e ossessivi magari diminuiranno o spariranno…. Poi potrebbero ritornare …. Appunto per questo è importante stare in guardia e tenerli a bada …. C’è sì un cane rabbioso all’interno di sé, ma non lasciamolo scorazzare e fare razzia: leghiamolo !
La esorto quindi a intraprendere questo cammino di liberazione. Scelga se stessa, non l’immagine impeccabile che vorrebbe restituire a sé e agli altri.
Non le è chiaro un concetto, non riesce a comprendere un meccanismo spiegato nel testo, le implicazioni di un certo fatto le sono oscure … pazienza ! Lei come persona vale immensamente di più di ogni nozione, idea, riflessione che il testo le può porgere e che non è sempre così facilmente comprensibile… Diverso sarebbe se non capisse un intero argomento o le rimanesse oscuro il senso dell’intera disciplina…. Ma non mi sembra il suo caso.
La invito quindi a liberarsi da fasulle e forse ormai invecchiate immagini di sé (era la studentessa perfetta anni prima ora lo è un po’ meno … occorre sempre misurarsi ? E’ fatica sufficiente – e produttiva – esprimersi e valutarsi, considerarsi, accogliersi a livello qualitativo, per i cambiamenti che la vita pone e propone).
Le auguro di riuscire con i suoi tempi a togliere queste storture e questi legami al passato e vedrà che si sentirà libera di volare e di essere se stessa, non una ormai sbiadita (per il tempo e le energie costruttive profuse) immagine di sé.