DOMANDA
Gentile Dott.ssa, sono un uomo di 30 anni, e ancora non ho capito bene cosa fare della mia vita. Gli ultimi 3 anni sono stati completamente bui per me. Persi. Avevo iniziato un lavoro, poi concluso causa fine contratto, ma senza troppo dispiacere a essere onesto. Poi, senza alcuna motivazione, mi sono chiuso in una depressione sorda che ancora non mi ha fatto concludere l’università, pur praticamente avendola quasi finita. Se guardo indietro mi convinco di aver fatto scelte completamente sbagliate professionalmente parlando, e ora come ora, mi sento un uomo finito, rassegnato quasi. Per carattere ho anche troppi interessi, sono curioso della vita, ma ciò mi ha portato ad aprire delle parentesi che allo stato dei fatti si sono rivelate poco produttive.
Avrei voluto fare decisamente altro, infatti mi rendo conto di essere portato per altre materie, diverse da quelle del mio corso di studi, e se mi confronto con molti conoscenti, mi deprimo perché pur essendo dotato di un’intelligenza e cultura non comuni (eh sì, sono anche poco modesto), certamente nella società non valgo molto. Mi sento costretto in un ruolo che mi è stato assegnato e che in realtà non fa parte di me, della mie vere propensioni, ma ormai non so come rimediare. Vorrei avere 10 anni di meno. Ma ora? Che fare?
Ho deluso molte persone intorno a me, soprattutto me stesso.
La ringrazio per qualunque riscontro Lei voglia darmi.
RISPOSTA
Dal suo scritto percepisco che lei sta vivendo almeno due realtà che non sono sue, mentre sembra dimenticarsi dell’unica dimensione che ci è data di abitare: oggi e il domani più prossimo.
La prima realtà cui mi riferisco è il suo passato. Lo dice la parola stessa che è ‘andato’, è come un treno ormai sfilato davanti, a volte preso, a volte perso. Certo, ciò che è stato può avere insegnato (che non vuol dire solo cose belle) o indirizzato verso strade che allo stato attuale risultano inadatte o addirittura fonte di sofferenza. Adesso però quel passato non è la sua vita presente. Lo stesso suo vissuto emotivo le sta gridando che deve proprio lasciarlo andare e girarsi per guardare avanti.
La seconda realtà è quella cui lei fa cenno e che riguarda i ruoli. Si chieda per chi fa ciò che fa. Lo faccia spesso e cerchi di giungere, passo dopo passo, ad una risposta vicina al ‘per me’. ‘Costretto in un ruolo’ significa infatti che si fanno le cose per gli altri o per compiacere una immagine di sé che mai corrisponderà alla persona che davvero si è.
Le immagini infatti tendono ad essere statiche e spesso anche stereotipate. La persona che si è invece è in crescita, in cambiamento, in evoluzione e presenta innumerevoli sfaccettature di cui spesso siamo ignari e che giungiamo a scoprire negli anni.
Il mio invito è quindi quello di liberarsi di queste due zavorre che le impediscono di spiccare il volo: la persona che è stata (e che ora non è più) e la persona che altri credono lei sia (ma lei non è).
Ciò può tradursi in scelte specifiche sul piano lavorativo, dello studio, della vita di relazione.. ma soprattutto deve concretizzarsi in una svolta interiore.
La cultura e l’intelligenza sono dalla sua. Coltivi in sé anche il coraggio ! Abbia l’audacia di dirsi: “da oggi vivo nell’unica dimensione che mi appartiene: questo presente”. Deve rinascere a se stesso, ritrovarsi nuovo, svegliarsi in un mattino della vita e scoprire che una nuova luce ricopre le sue giornate attuali e quelle appena prossime.
Una parte non trascurabile di emozioni nasce dai pensieri che coltiviamo. Metta a dimora e faccia crescere pensieri incoraggianti di almeno due famiglie ovvero ‘io posso’, ‘io valgo’. Ma soprattutto non trascuri il ‘io ci sono !’. ‘io’ appunto non l’immagine ormai desueta e sbiadita di una persona che è stata o di una immagine frutto delle proiezioni delle aspettative altrui.
Le auguro in queste prossime giornate primaverili di salire su una altura, porre nella mano destra ‘il suo passato: tutto !’, nella sinistra ‘le immagini che altri hanno avuto o tuttora hanno di sé: tutte !’, elevare le braccia al cielo e inspirato tutto il positivo che riesce a scovare in sé e nell’universo, aprire entrambe le mani e lasciare andare per sempre ‘ciò che è stato o ha/hanno creduto lei fosse’. Da quel momento a cui la invito a prepararsi con serenità, senza fretta, né indugio, sarà solo ‘Luca’ (supponiamo questo sia il suo nome) con i pensieri, le emozioni, le ricchezze, il rinnovato desiderio di mettersi in gioco (senza eccessiva paura delle cadute e degli errori), la voglia di vivere e di protendersi in avanti, nel futuro, il suo.