DOMANDA
Buongiorno, mia mamma è stata ricoverata il 15/04 per un’emorragia subaracnoidea dovuta alla rottura di un’aneurisma. Il 16/04 sono intervenuti tramite intervento di embolizzazione. L’intervento è riuscito. Ha altri 2 aneurismi che per ora non sembrano pericolosi. Ora mia mamma ha un fortissimo mal di testa, scosse alle gambe, tremori, spesso le si annebbia la vista, non riesce a leggere, a volte appare molto confusa. Da ieri 20/04 è comparsa la febbre a 38°. Purtroppo i medici non ci dicono assolutamente nulla. E volevo sapere se è normale, se possiamo fare qualcosa. Sinceramente avrei preferito trasferirla in un altro ospedale magari più attrezzato visto che per mancanza di letti è stata trasferita in reparto dopo 24 ore dall’intervento.
Non voglio sembrare ansiosa ma l’unica cosa che ci viene detta è che la situazione è molto critica, quindi non riusciamo più a capire se è tutto normale oppure si è aggravata. Premetto che mia mamma non ha mai perso conoscenza, dopo l’intervento si è svegliata tranquillamente, sempre lucida e orientata ma da 2 giorni sembra molto confusa, soporosa, alterna momenti di lucidità a momenti di confusione e spesso inverte le parole.
Cosa posso fare?
La ringrazio e mi scuso di averla disturbata.
Squarcina Kristin
RISPOSTA
può, signora, questa confusione mentale essere collegata ad uno stato febbrile, di incerta origine, benchè 38 di temperatura non sia come valore significativo, dovrebbe essere un più alto valore per avere effetto sulla coscienza e sulla vigilanza. Non dimentichiamo poi che la chiusura con successo di un aneurisma non è, automaticamente, la guarigione da un’emorragia subaranoidea. E’ la tranquillità, caso mai, che quell’emorragia non si ripeterà (a meno che non sanguini un altro degli aneurismi presenti che però devono essere tutti sotto i 6 mm di diametro, per il fatto che si è detto che “non destano preoccupazioni”. Proseguendo col discorso il versamento di sangue negli spazi subaracnoidei è una malattia di per sè, per la risposta in spasmo dei vasi che in quegli spazi corrono. Così è possibile che lo stato della paziente rifletta una condizione di spasmo dei vasi intracranici e di ischemie relative in alcune parti del cervello. L’esame di scelta per una diagnosi è la misurazione della velocità di flusso ematico nelle arteria cerebrale media. Misurazione che non deve esssere fatta una sola volta ma che deve essere ripetuta sino a costruire un percorso grafico significativo o meno del sopravvenire di un o spasmo (non importa la misura singola, ma molte ripetute che costituiscano un trend, una tendenza all’aumento o al mantenimento di una certa velocità di flusso – man mano che uno spasmo restringesse i vasi il flusso aumenterebbe). A lungo termine, ma forse non è il caso della signora, potrebbe esservi, sempre da questo versamento ematico negli spazi subaracnoidei, un aumento della pressione liquorale, svelato o meno dalla presenza di un aumento delle dimensioni dei ventricoli. Anche qui varrebbe la pena di misurare la pressione liquorale o la pressione intracranica, e molte sono le metodiche a ciò applicabili. La cosa migliore, dal momento che a quanto capisco la paziente non è in un reparto specialistico neurochirurgico, che venisse comunque vista, nel reparto ove si trova ora, dallo specialista neurochirurgo. A quello che mi avete scritto la paziente ora è addirittura soporosa così, se ci fosse nell’ospedale, il reparto adatto sarebbe quello di neurorianimazione. Riassumento, per il peggioramento delle condizioni di vigilanza della paziente, o spasmo dei vasi cerebrali, o aumento della pressione liquorale. Due situazione che comunque possono essere corrette.