Consulto per stenosi della valvola aortica

    DOMANDA

    Buona sera, sono Daniela, la ragazza che l’ha contattata per una stenosi della valvola aortica diagnostica a mia nonna di 67 anni.
    Prima di tutto la ringrazio per la sua risposta del giorno 2 Novembre.
    Pochi giorni fa ci siamo rivolti ad un cardiochirurgo il quale ci ha detto che mia nonna, per l’asportazione del seno sinistro e per la radioterapia subite circa 28 anni fa, non può essere operata col classico intervento perché ha tutta la parte sternale sinistra calcificata.
    Il cardiochirurgo ci ha consigliato di aspettare un pò, solo nel caso peggiorasse la stenosi dovremmo rivolgerci ad uno specialista per effettuare un intervento per via femorale.
    Le sottoscrivo i valori relativi all’ecocardiogramma:
    1) Valvulopatia aortica con stenosi di grado severo ed insufficienza di grado moderato.
    2) Area valvolare aortica stimata a 0.8 cmq; gradiente massimo istantaneo pari a 55 mmhg.
    3) VS ipertrofico e dilatato con ridotta funzione sistolica.
    4) Frazione di iniezione 45%.
    5) Ingrandimento atriale sinistro.
    6) Insufficienza tricupidalica lieve.
    7) Assenza di trombi intracavitari.
    8) Assenza di versamento pericardico.

    Secondo lei con questi valori mia nonna può attendere?
    In attesa di una sua risposta, le porgo cordiali saluti, Daniela.

    RISPOSTA

    Gentile sig. Daniela,
    i parametri emodinamici descritti nell’eco sono tali da far pensare ad una condizione ormai estrema della valvulopatia (anche se rilevo una certa discrepanza tra l’area valvolare , inferiore a 1cmq ed il gradiente max di 55mmhg, ma forse si tratta del gradiente medio?) Nel dubbio sarebbe opportuno eseguire nuova ecografia magari transesofagea.
    Ove mai il gradiente di picco fosse intorno o superiore a 100mmhg e il medio di 50mmhg o piu’ sarebbe opportuno procedere con urgenza per evitare fenomeni improvvisi come le aritmie maligne che spesso sono causa di decesso in presenza di queste condizioni. Bisogna poi tener presente che il ritardo nel trattamento può ulteriormente peggiorare le condizioni contrattili del ventricolo sinistro che già presenta una FE del 45% (contro il normale 65-70%). Una ulteriore attesa non gioverebbe alla paziente, anzi potrebbe vanificare il recupero funzionale anche dopo la procedura e non migliorare l’aspettativa e la qualità della vita.
    Il mio consiglio è di procedere nel brevissimo periodo al trattamento sia esso quello tradizionale pittosto che quello transfemorale come decideranno i sanitari che hanno in cura sua nonna.
    Cordiali saluti ed in bocca al lupo.
    Fabrizio de Vivo
    PS sarei grato se mi tenesse aggiornato sul prosieguo dell’iter terapeutico.