DOMANDA
Egr. Dott. Trevisan, mio marito nel 2006 all’età di 54 anni ha scoperto di avere il diabete di tipo II. Ha iniziato una cura con metforal e Novonorm, nonchè una dieta adeguata associata ad una attività fisica, nel frattempo ogni sei mesi veniva sottoposto ad una serie di esami clinici quali visita cardiologica con ecg, ecodoppler dei tronchi sovraortici, visita oculistica, prelievo venoso e esame urine 24 ore e relativa visita diabetologica. E’ sempre stato bene ed il suo diabete veniva considerato ben compensato. In seguito aggiunsero a scopo preventivo un quarto di tenormin e la cardioaspirina. Durante il controllo del 27/11/2009 gli fù riscontrata per la prima volta una fibrillazione atriale. Cinque giorni dopo ha avuto un grave ictus di origine cardioembolica nella zona frontale sinistra, complicato da una emorragia a seguito della tromboaspirazione.
Dato che mio marito fino al 2006 è sempre stato sano e non ha mai sofferto di problemi cardiaci, Le domando a questo punto, se il diabete può essere stato il responsabile dell’ictus.
Attualmente mio marito si muove discretamente però purtroppo è gravemente afasico e aprassico.
Ringraziandola anticipatamente per la Sua cortese risposta Le invio i miei più cordiali saluti.
Emanuela
RISPOSTA
Gentile signora,
è altamente probabile che l’ictus sia una diretta conseguenza della fibrillazione atriale. E’ noto che esiste una chiara associazione tra diabete e fibrillazione atriale. Numerosi meccanismi, non ancora completamente chiariti, espongono il soggetto diabetico ad un maggiore rischio di aritmie. I dati suggeriscono che un buon controllo dei fattori di rischio associati al diabete (ipertensione, lipidi, glicemia) riduce il rischio di aritmie e quindi anche di fibrillazione atriale. Questi fattori di rischio sembravano ben controllati nel caso del diabete di suo marito e la terapia appariva adeguata. Purtroppo però la fibrillazione atriale non è sempre facilmente prevedibile e altri fattori sia strutturali a livello cardiaco e probabilmente genetici hanno probabilmente contribuito all’evento cerebrovascolare. L’unico modo di ridurre il rischio di ictus nei pazienti con fibrillazione è instaurare una terapia anticoagulante.