DOMANDA
Egr. Prof,
ho 56 anni di sesso maschile ed esattamente 5 anni fa (4/10/2010) a causa di angina instabile sono stato sottoposto ad intervento coronarico percutaneo + stenting medicato (DES) su arteria discendente anteriore e su arteria circonflessa. Da allora oltre a prendere Cardicor 2,5, Pantoprazolo 40, Tareg 80 e Sinvacor da 10, assumo Duoplavin. Ora, a seguito di ricerca di sangue occulto nelle feci positiva (ho aderito a screening dell’ASP) ho eseguito colonscopia che ha evidenziato: Mucosa rettale normale; esplorando i segmeni colici fino al cieco, che non presentano alterazioni patologiche, mostrano solo una accentuata fragilità della mucosa da attribuire alle terapie sistemiche in atto.
A causa di tale fragilità causata ovviamente dal Duplavin ritiene che dopo 5 anni dal posizionamento degli stent medicati posso sostituire la doppia terapia antiaggregante con il solo Plavix ? C’è il rischio concreto che trattandosi di stent medicati possa succedere una trombosi tardiva dello stent?? Cosa mi consiglia Prof?
La ringrazio infinitamente per la Sua risposta
RISPOSTA
caro lettore, la sua domanda pone l’attenzione su un tema ancora aperto ed oggetto di numerose discussioni fra i cardiologi di tutto il mondo. Infatti, nonostante siano numerosissimi i pazienti trattati con impianto di stents medicati, la durata migliore della duplice terapia antiaggregante è ancora dubbia. Le attuali linee guida raccomandano di effettuare una doppia terapia antiaggregante per un anno dopo il posizionamento di stent medicati. Tuttavia, sebbene l’incidenza di trombosi intra-stent e di altri eventi ischemici si vada riducendo col tempo, il rischio di queste complicanze permane anche oltre un anno dall’angioplastica, motivo per cui spesso si tende a prolungare il periodo di antiaggregazione. Numerosi studi si sono sviluppati in questi anni per fare chiarezza a riguardo, uno di questi, il DAPT ha prolungato la doppia antiaggregazione fino a 30 mesi dall’impianto di stent medicati, ottenendo un beneficio in termini di risparmio di eventi ischemici. In considerazione di quanto detto e delle non chiare indicazioni presenti, allo stato attuale non è possibile dare una regola generale sulla durata che dovrebbe avere la doppia terapia antiaggregante ma possiamo solo basarci su decisioni individuali, cioè prese dal cardiologo curante su misura del singolo paziente tenendo bene in considerazione il rischio di sanguinamento e le comorbilità di ognuno e soprattutto la tecnica il numero e la lunghezza degli stent utilizzati.