DOMANDA
Buongiorno Dottore
Mi chiamo Fabio ho 38 anni
A luglio 2018 ho avuto una frattura composta di astragalo trattata conservativamente con gesso poi con un periodo di scarico.
Dopo 2 mesi e mezzo ho abbandonato le stampelle e cominciato la fisioterapia facendo tecarterapia e magnetoterapia a casa.
Clinicamente il piede è sempre stato sgonfio ed elastico con una buona mobilità .
La risonanza di inizio dicembre segnala la comparsa di un vasto focolaio di edema midollare di significato algodistrofico nel contesto dell’astragalo.
Si associano diffuse e importanti alterazioni di segnale di tipo distrofico osteopenico delle altre ossa del retropiede con abbondante versamento articolare tibio-astragalico. Non escludibile una iniziale necrosi avascolare.
Purtroppo a metà dicembre ho un dolore profondo nel cuore della caviglia dovuto al carico, dolore che è aumentato progressivamente giorno dopo giorno fino a costringermi a riprendere le stampelle.
Il piede ha un aspetto normalissimo, a riposo non ho sintomi dolorosi ma solamente sensazioni di bruciore, formicolio e prurito.
All’inizio di gennaio ho fatto un ciclo di 4 infusioni da 100mg di neridronato, ho ricominciato la magnetoterapia e sedute in Camera iperbarica.
A metà gennaio una nuova risonanza evidenzia la regressione dell’edema a livello dell’astragalo, la scomparsa dell’edema alle altre ossa del retropiede e non viene più citata la necrosi. Fortunatamente non si nota nessun danno di collasso corticale.
Ora che il dolore al carico è diminuito, potrei gradualmente abbandonare le stampelle?
Il dolore al carico può essere compatibile con l’edema midollare?
Si può pensare che l’edema col tempo scompaia completamente senza lasciare danni?
La Ringrazio
Buona giornata, Fabio
RISPOSTA
Gentile sig. Fabio,
la sua vicenda è indicativa di come, a volte, una diagnosi sbagliata e di conseguenza una terapia inappropriata può (purtroppo raramente) portare a un beneficio.
L’edema midollare astragalico nulla ha a che vedere con una sindrome algodistrofica, ma rappresenta il normale riscontro conseguente alla frattura. Allo stesso modo, la diagnosi di osteonecrosi, essendo patologia irreversibile, era evidentemente fuori luogo.
Il neridronato che le è stato somministrato, pur avendo l’indicazione solo per il trattamento dell’algodistrofia, è un farmaco che frequentemente agisce anche su altre patologie caratterizzate da edema midollare, risolvendo quindi la sintomatologia dolorosa che ne consegue.
Sulla base di ciò che mi descrive, il mio suggerimento è quello di proseguire con gradualità e cautela la ripresa del carico, evitando di camminare su superfici sconnesse e avendo cura di scaricare il piede nel caso dovesse ricomparire la sintomatologia dolorosa.
Cordialità .
MVarenna