DOMANDA
Gent.ma Dott.ssa,
ho 25 anni e ho perso mio padre quattro mesi fa a seguito d’un terribile incidente del lavoro. Avevo una relazione molto profonda con la mia famiglia, non essendo mai uscito da essa e vivendo praticamente in simbiosi con ogni componente. Le circostanze della sua morte sono assai gravi: mio padre è morto per folgorazione da contatto con i cavi dell’alta tensione.
Mi trovo, com’è ovvio, in una condizione di particolare disagio: durante la giornata mi capita troppo spesso di sentirmi completamente in un altro pianeta; credo di fare inconsciamento un tentativo di rimozione coatta di ciò che è accaduto; non riesco a viverlo emotivamente se non in qualche rarissimo momento in cui il magone che mi assale e mi getta nella disperazione fino a reazioni fisiche (come la sensazione del soffocamento). Non riesco neppure ad immaginare mio padre morto e la simbologia che ai morti si associa (esposizione di foto e fiori ad es.) mi cagiona disturbo, rigetto. Vivo nell’attesa di un suo ritorno che non ci è mai stato. Fra l’altro sono molto irritabile con gli altri membri della famiglia e desidero sempre stare nel silenzio; ogni contatto umano mi infastidisce sentendo gli altri come avversari del mio incomprensibile dolore.
E tuttavia vorrei non soccombere a questo enorme dolore e sviluppare una diversa relazione con il mio adorato papà, il che ora mi sembra impossibile.
Quali accorgimenti pratici mi consiglierebbe per tentare di elaborare questa perdita?
RISPOSTA
dubito che possa farcela da solo, penso piuttosto che possa chiedere un intervento di terapia psicologica per inquadrare la natura delle fragilità psicologiche che il lutto ha fatto affiorare