Emodialisi dopo trapianto di cuore

    Pubblicato il: 23 Marzo 2018 Aggiornato il: 23 Marzo 2018

    DOMANDA

    ..Egregio Professore, forse nella mia esposizione non sarò molto preciso nell’usare termini tecnici, ma desidero farle presente il caso di mio nipote, attualmente ricoverato presso l’Ospedale Regina Margherita di Torino fin dal 6 dicembre scorso per trapianto di cuore e di cui le voglio fare l’escursus di quanto verificatosi fin dalla nascita:
    Mio nipote, nato il 16 luglio del 2000 da parto cesareo, come voluto da mia figlia – biologa ed ora insegnante – ancorchè fosse a conoscenza di questa malformazione ( anno in cui risulta che appunto parecchi bimbi siano stati affetti da varie malformazioni, dovute probabilmente all’inquinamento ambientale) all’età di 3 anni veniva sottoposto, presso l’ospedale Regina Margherita di Torino, ad intervento di Fontan, con degenza dal 7 gennaio 2003 al maggio 2003, cui conseguiva quasi da subito un versamento pleurico di una sostanza giallastra di natura proteinica, poi risoltasi con apposita dieta idrica.
    Periodicamente comunque è stato sottoposto a visite di controllo per verificarne il funzionamento e la saturazione, attraverso cateterismo inguinale, fino a quando necessitando di ossigenazione continua, sia diurna – a volte – che notturna, quasi sempre, è stato messo da circa 7 anni in lista di attesa per un trapianto, anche perchè la sua situazione da ultimo s’era aggravata manifestandosi una bronchite plastica, oltre ad una alquanto grave cirrosi epatica
    Trapianto, che dopo tre occasioni (una per mancato consenso da parte dei genitori della persona possibile donatrice, un’altra per mancanza dei valori vitali necessari per l’espianto ed infine un’altra per ritenuta non compatibilità), finalmente il 5 dicembre sera scorso anno, alle ore 20, mia figlia viene avvisata che c’era un cuore assolutamente compatibile, per cui dovevano in tutta fretta recarsi a Torino, distante dalla loro residenza di circa 70 Km.
    Alle 21,30 di quella sera viene portato in sala operatoria per i preparativi del caso ed alle 9 del mattino del giorno 6 dicembre inizia l’intervento finendo verso le 16,30, con ottimi risultati che gli consentono di passare dalla rianimazione al reparto di degenza, ove resta fino al 24 dicembre quando la sua respirazione si fa affannosa, in quanto riappaiono i sintomi della bronchite plastica e gli stampi di natura linfatica gli bloccano il polmone sinistro, necessitando quindi di essere riportato in sala operatoria per riaprirlo e liberagli il polmone da quegli addensamenti. Intervento che viene ripetuto almeno altre due volte, con l’apposizione di appositi cateteri di spurgo, nonchè rimettendolo in dialisi,cui è sottoposto a tutt’oggi, alternativamente, in quanto i reni non riescono a sbloccarsi.
    Circa un mesetto fa, onde evitare il disperdersi di quel liquido linfatico è stato sottoposto altresì alla chiusura del dotto toracico, sulla base di un esito favorevole fatto su due bambini di 11 e 15 anni, affetti da bronchite plastica, derivante sempre da intervento di Fontan, grazie a ricercatori di Filadelfia e ripetuto anche da ultimo presso l’Ospedale Bambin Gesù di Roma su una bimba di 11 anni, con altrettanto esito positivo. L’intervento veniva preceduto da una mappatura con RMN tramite introduzione da un ganglio linfatico (nel caso di mio nipote inquinale) di un olio radioattivo che dava modo di vedere dove si disperdeva il liquido linfatico, che mio nipote aveva già fatto in precedenza su consiglio del pneumologo presso le Molinette di Torino.
    A seguito della chiusura del dotto toracico il fenomeno di dispersione del liquido si attenuava, fino ad interrompersi. dando così almeno all’apparenza ragione a quei medici di Filadelfia.
    Purtroppo,ancorchè dalla rianimazione sia passato ad una camera sterile, ove si avvicendano tre figure professionali nelle 24h, oltre alla presenza,a turno, di mia figlia e di mio genero, sembra che ora sia affetto da ascite e versamento pericardico, in costanza di emodialisi, in quanto i suoi reni non riescono a mettersi in moto.
    Lui è debilitato e scoraggiato al massimo, ha il terrore negli occhi ogni qualvolta vede avvicinarsi vuoi il primario cardiochirurgo che la cardiologa, che a loro dire stanno tentanto tutto il possibile per risolvere questa bruttissima situazione.
    Per mangiare mangia, ma è gonfiato anche nell’addome, oltre che nel viso e questo grazie, ritengo, anche all’emodialisi cui è costretto per più di 10 h al giorno.
    Penso con questo che Le ho raccontato con le mie misere parole di essere riuscito in qualche modo a rappresentarLe il problema, per il quale desidererei che mi possa dare, qualora nella Sua facoltà e disponibilità, quale possibile positiva soluzione.
    La ringrazio per il tempo che Le ho sottratto, restanto in attesa di una Sua cortese valutazione in merito.
    Buona giornata

    RISPOSTA

    Il quadro clinico è molto complesso ed ancor più perché è descritto con termini non ben chiari. Mi permetto di suggerire un nefrolog0 che si interessa di trapianto renale dopo aver conosciuto la sede di degenza del paziente. A presto

    Francesco Paolo Schena

    Francesco Paolo Schena

    ESPERTO IN TRAPIANTI. Professore ordinario di nefrologia all’Università di Bari. Dirige il Centro regionale trapianti di organi della Regione Puglia. È membro della Consulta tecnica nazionale per i trapianti di organi e della Commissione nazionale ricerca sanitaria del Ministero della Salute.
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