evitamento – fobia sociale – sessualità

    DOMANDA

    Gentile Professoressa,
    ho 43 anni e sono laureato in economia e commercio. Dal 1993 assumo psicofarmaci ed ho intrapreso diversi percorsi psicoterapeutici. Attualmente sto assumendo: al mattino 5 gocce di rivotril, 1 compressa di neurontin 300, 1 compressa di entact 20; la sera stesso trattamento con efexor 75 al posto di entact 20. Purtroppo, i vari psichiatri a cui mi sono rivolto non hanno risolto i miei problemi (probabilmente per colpa mia). Anche se il tono dell’umore è buono, lavoro, ho appettito, insomma sto apparentemente “bene”, in realtà ormai è circa un anno che non mi avvalgo di nessuno specialista (i farmaci me li prescrive il mio medico di base), e le mie patologie restano irrisolte. I miei problemi si sintetizzano nell’essere cresciuto con il complesso del “pene piccolo”. Solo da un paio di anni ho avuto rassicurazioni mediche sulla sua “normalità”, ma purtroppo Lei mi insegna che certi complessi non si possono eliminare come spegnere la luce con un bottone. Ho una estrema difficoltà nell’approccio fisico con le donne (pur essendo fisicamente normale, all’apparenza abbastanza attraente e simpatico e non avendo problemi organici) e, più in generale, sto manifestando un progressivo ritiro sociale che si estrinseca con uscire sempre meno la sera ed avere una vita sociale con amici e conoscenti praticamente azzerata. Ho soltanto il mio lavoro. Sono figlio unico e vivo con mia madre di 63 anni (mio padre è morto prematuramente nel 2000 ad appena 58 anni). Attualmente mi sento in una fase di “stallo”. Non so “che pesci prendere”. Tra l’altro, mi sento sfuggire il terreno sotto i piedi: gli anni passano e mi manca molto una donna con cui condividere la mia vita e che mi faccia “crescere”.
    Mi rendo conto che Lei non può aiutarmi con una mail. Le chiederei gentilmente se può indirizzarmi ad una/uno psichiatra in Firenze (sperando che non rientri tra quelli che mi hanno già avuto in cura!).
    La ringrazio in anticipo per la Sua cortesia ed il tempo che mi sta dedicando (peccato che Lei sia a Milano ed io a Firenze…).
    Cordiali saluti.

    RISPOSTA

    Caro Massimo,
    il difficile non è aiutarla con una mail, ma capire il razionale dell’assunzione di farmaci a prescindere da una diagnosi…e i diversi non specificati percorsi psicoterapeutici (psicoterapie di sostegno, cognitivo-comportamentali, psicoanalitici?) con tutta la buona volontà il meidco di famiglia sarà anche frustrato…
    A firenze e pisa i riferimenti possono essere le cliniche psichiatriche universitarie tra le migliori in italia.
    Un cordiale saluto
    Laura Bellodi