farmaco per il turnover osseo

    DOMANDA

    Gent mo dott Trevisan

    sempre grato per le Sue precise e chiare risposte torno a scriverle per chiederle gentilmente un altro consiglio. In presenza di osteoporosi e concomitante patologia prostatica con verosimili secondarismi il farmaco di elezione è quello antiriassorbitivo e,cioè, il bifosfonato. Ma onde evitare l’insorgenza dell’osteonecrosi dei mascellari e sentito il parere del dentista, la sua assunzione non può andare oltre i 12 -18 mesi. Alla sospensione, -sorge spontanea la domanda-, per proteggere il paziente dall’elevato turnover osseo, a quale farmaco consiglia di ricorrere? Non credo sia sufficiente la sola assunzione di vit. D e, l’eventuale, integrazione di calcio, è così? In attesa del Suo prezioso consiglio La ringrazio e Le porgo cordiali saluti.

    RISPOSTA

    Non penso che ci sia un razionale nel dire che l’utilizzo di un bisfosfonato per un paziente affetto da secondarismi vada limitato a 12-18 mesi per il rischio di necrosi della mandibola.

    Tale effetto collaterale è legato a procedure chirurgiche odontoiatriche e ad altri concomitanti fattori di rischio quali il diabete, l’età avanzata e l’utilizzo di corticosteroidi.

    In assenza dei suddetti fattori di rischio e di procedure odontoiatriche, una buona igiene dentale è suffuciente a ridurre a tassi davvero trascurabili il rischio di osteonecrosi. Per altro, non essendoci altri validi presidi farmaceutici per arrestare la progressione delle osteolisi, farei molta attenzione a sconsigliare una terapia così importante se non si effettua una puntuale e ponderata valutazione del rischio di osteonecrosi. E mi sembra che nel suo caso ci si sia limitati ad affermazioni di principio, anche poco documentate.