DOMANDA
Gentile Prof.ssa Flavia Franconi, sono interessato a sapere se può darmi qualche suggerimento di Farmacologia clinica sui vantaggi di un farmaco, come per esempio il sodio ossibato, che NON mostra alcun legame con le proteine plasmatiche rispetto ad altri farmaci che invece lo mostrano. A parte il più pronto effetto terapeutico, a parte una clearance più rapida (?), a parte il vantaggio di poterlo somministrare a pazienti con carenze di albumina ematica o in cotrattamento con farmaci che si legano a tale proteina, quali possono essere gli altri vantaggi dal punto di vista clinico?
La ringrazio vivamente per il tempo che mi potrà dedicare.
Sono un operatore sanitario, abbonato a OK La salute prima di tutto” (codice cliente 000282991).
Gradisca i miei più cordiali saluti.
Bruno ed Anna Lumachi
corso Milano 62
20052 MONZA
RISPOSTA
La distribuzione è il passaggio di un farmaco dal sangue ai diversi organi compartimenti dipende in gran dal legame alle proteine plasmatiche, infatti il farmaco libero è in grado di uscire dal letto capillare e di raggiungere gli organi bersaglio e quelli deputati al suo metabolismo ed escrezione. Il legame tra farmaco e proteine è facilmente dissociabile e quindi vi è un equilibrio dinamico tra la quota libera e la quota legata. La distribuzione dei farmaci ed il legame farmaco-proteico possono essere modificate in condizioni fisiologiche e patologiche o in presenza di altri farmaci. Ad esempio, la quantità e la capacità legante dell’albumina del neonato è minore rispetto all’adulto e la quota libera di alcuni farmaci, quali penicilline, fenitoina, fenobarbitale, può essere aumentata predisponendo ad effetti indesiderati anche nell’anziano è evidente una riduzione dei livelli di albumina (cui si legano molti farmaci) ed un aumento dell’a1-glicoproteina acida. Un aumento significativo della frazione libera nell’anziano è stato documentato per alcuni farmaci come acido valproico, antinfiammatori non steroidei. Le conseguenze cliniche di queste variazioni non sono facilmente prevedibili poiché dipendono dalla concomitanza o meno di variazioni di altri parametri farmacocinetici.
Inoltre, il legame dei farmaci con le proteine plasmatiche può modificarsi in diverse condizioni patologiche come gli stadi avanzati di malattie epatiche croniche si può avere ipoalbuminemia con diminuzione del legame proteico dei farmaci acidi che si legano a questa proteina. L’aumento della quota libera di alcuni farmaci, tra cui fenitoina e salicilati, può comportare, almeno teoricamente, un aumentato rischio di effetti indesiderati in epatopazienti ipoalbuminemici.
Il legame dei farmaci con le proteine plasmatiche è in genere debole e non selettivo per cui i farmaci con elevata affinità per i siti di legame possono spiazzare farmaci con minore affinità aumentando la quota di farmaco attivo di quest’ultimi, l’aumento della quota libera può indurre un potenziamento transitorio l’effetto farmacologico. Conseguenze cliniche (insorgenza di effetti tossici) possono invece aversi quando il farmaco spiazzato sia legato per più del 90%, abbia un piccolo volume di distribuzione ed un basso indice terapeutico.