DOMANDA
Egr. Professore Ho 45 anni. Breve anamnesi: nel 2008 sono stata sottoposta a sostituzione della valvola aortica (con biologica): no Cumadin ma cardioaspirina 75 mg. A causa emoragie mestruali e importanti anemie, nel 2010 opto per la spirale medicata; ad oggi ho raggiunto ottimi risultati del ferro e della ferritina. Ho sempre avuto il livello del colesterolo alto ma, dalle analisi dello scorso novembre, il valore del colesterolo totale, che lo scorso anno era a 172 mg, oggi è a ben 221 (l’HDL è rimasto il medesimo: 55 nel 2011 ora è a 54). Ritengo di seguire una dieta equilibrata (non mangio fritti, uova, burro, carni rosse) e da novembre ho eliminato anche dolci e formaggi, altresì ho intensificato il movimento (sabato e domenica vado a camminare, alla domenica partecipo alle marce: 20 km in circa 3 ore) Il medico di base voleva ordinarmi delle pastiglie ma io ho “temporeggiato” e con i pasti sto prendendo la licitina di soia. Vengo al dunque: sento parlare del REISHI che, fra le tante virtù, sembra essere ottimo contro il colestolo. Chiedo cortesemente un Suo parere su tale prodotto considerata anche la mia situazione? Altresì tale integratore alimentare puo’ essere valutato per un soggetto con pressione bassissima tale per cui di recente ha causato anche delle importanti problematiche di salute?
La ringrazio e saluto cordialmente. Anna.
RISPOSTA
Gentile Amica,
Il nome reishi viene dalla denominazione cinese di un fungo di notevoli dimensioni che “abita” sui fusti di vari alberi. In Cina è apprezzato per le sue proprietà officinali: secondo alcuni conterrebbe principi attivi in grado di regolare il livello di colesterolo e la glicemia.
La scienza medica ufficiale invece non lo annovera tra le sostanze dotate di attività farmacologica documentata.
L’assunzione non è controindicata nè pericolosa nel suo caso, ma non mi sentirei di garantire effetti rilevanti.
221 di colesterolo totale, se non è diabetica e non fuma e visto che non ha la pressione alta, non rappresenta un valore con rischio significativo e, in linea teorica, il trattamento farmacologico non ha un rapporto rischio/beneficio favorevole.