DOMANDA
Gentile professor Savarino, ho scoperto di recente di essere positiva all’infezione da H.Pylori. Ho 35 anni e non ho sintomi a parte rari momenti di lieve acidità di stomaco, che avevo finora associato a fattori alimentari (caffè a stomaco vuoto, troppi agrumi o un pasto pesante eccetera). Sono ovviamente consapevole dei rischi che la convivenza con questo batterio porta con sè, ma anche di quelli presentati da una terapia antibiotica pesante come quella prevista dal protocollo di eradicazione, che sia triplice o sequenziale.
Dovendo prendere una decisione ho cercato di raccogliere informazioni a riguardo, ma la sensazione che mi rimane è che non ci siano in realtà ancora troppe certezze rispetto alle modalità di trasmissione e al rischio di contrarre nuovamente l’infezione dopo l’eradicazione (esistono dati statistici, che si riferiscono immagino ai soli soggetti che tornano a fare i controlli a distanza di tempo). Così come non capisco se si conosce il ‘comportamento’ di questo batterio, ossia il motivo per cui in molte persone non provoca mai conseguenze.
C’è l’opinione diffusa che, come tutte le infezioni, possa farsi strada laddove il sistema immunitario del soggetto è depresso, ma se è così, perchè non lavorare sul riequilibrio del sistema immunitario anzichè procedere con terapie che lo mettano ancor più a dura prova? La terapia antibiotica è davvero sempre necessaria?
La ringrazio in anticipo se vorrà farmi avere la sua opinione.
Saluti
RISPOSTA
Cara Cristiana,
vedo che ha raccolto molte informazioni importanti sull’infezione da H. pylori. La terapia antibiotica necessaria a debellarlo deve essere assolutamente condotta quando esiste un’ulcera gastrica o duodenale, perchè l’eradicazione del batterio comporta la guarigione della malattia ulcerosa. Negli altri casi l’infezione procura sempre una gastrite cronica, che è del tutto asintomatica nella stragrande maggioranza dei casi. I piccoli disturbi che talora accusa sono dovuti a reflusso gastroesofageo e non alla presenza dell’H. pylori nel suo stomaco. Potenziare il sistema di difesa immunitaria non è sufficiente a debellare l’infezione, che ormai albergherà per sempre nel suo stomaco. Tuttavia, se non ha disturbi e ulcera, può anche rimanere nell’attuale condizione di infettata e quindi non fare alcuna terapia. Ci sono molte persone che non sanno di avere l’infezione e vivono felici e contente. Ovviamente, esiste un minimo rischio di trasformazione della gastrite cronica in atrofia e metaplasia intestinale gastrica, che potrebbe evolvere in displasia e neoplasia, ma ciò succede solo in persone che hanno anche una predisposizione genetica a sviluppare una neoplasia dello stomaco. Se non vuole correre questo rischio molto ridotto, comunque, può sempre fare un tentativo di terapia triplice eradicante. E’ abbastanza ben tollerata, specie dai giovani come lei.