DOMANDA
Egregio professore, Le scrivo per avere un suo parere.
mi ritrovo con un utero fibromatoso sottoposto già due volte a laparotomia per asportazione miomi intramurali multipli (età 33 anni). ho provato nel frattempo 1 fivet e 2 icsi anche a causa della oligoastenoteratospermia di mio marito definita però non grave (ed infatti il ns. andrologo dott. caroppo, ha solo consigliato vitamine e maka). naturalmente i tentativi di pma tutti falliti senza alcun attecchimento. le chiedo se la situazione dell’utero, l’essere stato sottoposto a inteventi, possa aver compromesso l’attecchimento. in particolare, ho sentito che la fibromtosi può essere causata da un elevato livello diestrogeni. può questo elevato livello impedire un corretto attecchimento dell’ebrione in utero?. al momento sono in lista presso una clinica barese per un ulteriore tentativo di pma mi sto di nuovo riempiendo di fibromi e mi chiedo se una terapia con enantone possa essere un buon deterrente per la loro crescita senza dover giungere ad un ulteriore intervento che potrebbe essere anche con asportazione definitiva dell’utero (che vorrei a tutti i costi scongiurare) . ringraziandola anticipatamente, le porgo i miei più cordiali saluti.
vincenza de Gioia
RISPOSTA
Gentile Signora,
ho letto le note riguardanti la sua storia clinica e sono prontamente disponibile a chiarirle alcuni dubbi da lei posti:
I miomi intramurali multipli sono neoformazioni benigne che si localizzano più di frequente a livello della parete dell’utero e derivano da una modificazione delle fibrocellule muscolari dell’utero.
Data la recidività, le tumefazioni benigne multiple di cui mi parla potrebbero essere classificate istologicamente come fibroleiomiomi (da leios che significa liscio).
In generale questi fibromi sono multipli e si verificano con maggiore frequenza dai 30 anni in poi anche se raramente possono comparire prima.
E’ stato stabilito che queste neoformazioni fibromuscolari, spesso a carattere familiare, si espandono anche in rapporto a squilibri ormonali ma anche ad eccesso di secrezione ormonale o ovarica.
Ovviamente si può dedurre che siano gli estrogeni in incremento a fornire durante la vita fertile della donna lo stimolo per la loro crescita.
La loro espansione può a volte determinare delle modificazioni del profilo della cavità uterina soprattutto quando la loro crescita va ad interessare il rivestimento interno dell’utero cioè la mucosa.
Il rapporto dei leiomiomi con la positiva conclusione di una gravidanza anche se proveniente da PMA dipende moltissimo dalla loro collocazione nel contesto dell’utero, dalla loro numerosità e dalle loro dimensioni. Piccoli fibromi a localizzazione intramurale generalmente non interferiscono in alcun modo con la gestazione. Viceversa più grandi fibromi possono creare ostacolo all’evoluzione della gravidanza quando modificano il profilo della cavità uterina o quando esercitano compressione su vasi.
Ritengo essenziale, prospettandosi un desiderio di maternità, un esame isteroscopico al fine di valutare il profilo delle pareti uterine e tutte le condizione di ottimale vascolarizzazione e quindi nutrizione e trofismo della mucosa (endometrio).
Certamente una riduzione dell’apporto vascolare alla mucosa endometriale può causare deficit di impianto. Alcuni miomi, anche intramurali, possono alterare il complicato schema vascolare proprio dell’endometrio ed esercitare pressioni sulle arterie spirali o determinare complicate torsioni, incremento della spiralizzazione o “accartocciamenti” che instaurano una circolazione rallentata o persino una stasi. A volte la vasocostrizione assieme alle precedenti incurvature porta ad una condizione ischemica che mal si concilia con la fase dell’impianto di un embrione trasferito in utero. Purtroppo se i miomi mostrano ricca cellularità e ricca attività di moltiplicazione mitotica tendono a ripresentarsi e il loro incremento oltre che da fattori costituzionali può essere anche agevolato dai livelli ormonali., soprattutto se in incremento. Molteplici, ma non risolutive, sono le opzioni terapeutiche e fra queste si includono, soprattutto nei casi di inoperabilità o di non accettazione dell’intervento, anche terapie comportanti una temporanea menopausa farmacologica.
L’iter comunque non può prescindere da un competente e paziente consiglio da parte del suo ginecologo di fiducia.
Ulteriori tentativi di PMA, disposti per causa andrologica, dovranno tener presente con molta accuratezza il bilanciamento dei rischi/benefici.
Cordiali saluti
Prof. Boscia