DOMANDA
Gentile professor Mian,
ho appena conosciuto una persona che mi ha confessato di soffrire di attacchi di panico, quando è con me sta bene (lo vedo e me l’ha confermato anche lui) riesce ad entrare in tutti i locali anche affollati e fare cose che (come mi ha raccontato lui) che gli risultavano difficili se non impossibili. Ogni tanto le crisi tornano e, se continua ad essere tranquillo con me, lo vedo molto cambiato (pessimista, vuole stare solo ecc…). So bene e lo sa anche lui, che l’aiuto giusto è quello di un professionista (ci è andato ma non a lungo), quello che volevo sapere io è: come mi devo comportare io? non vorrei fargli “male”, insieme stiamo benissimo perchè siamo in vera sintonia quando non ha attacchi, per me è una situazione difficile e non so come comportarmi (è giusto parlare con lui o dovrebbe farlo sono con un analista?)
RISPOSTA
Cara Signora,
per il suo compagno, lei sembra rappresentare un “safety behaviour”, cioè un comportamento di sicurezza, in quanto in lei trova rassicurazioni e conforto dai propri timori.
Se da un lato questo può aiutarlo momentaneamente nei momenti di crisi, dall’altro potrebbe creare una dipendenza nel vostro rapporto.
Inoltre, potrebbe minare le capacità del suo compagno di dire a se stesso: “ce la puoi fare”.
Per uscire da un problema quale quello che mi riferisce, il potersi “parlare” fidandosi e credendo nelle proprie capacità di superare uno stato d’ansia è davvero importante.
Oltre a cio’, affrontare gli attacchi di panico e l’ansia conseguente, presuppone, oltre ad una adeguata terapia farmacologica, anche imprescindibilmente, una psicoterapia che aiuti ad avvicinarsi alle situazioni temute (ed evitate) e interventi psicoeducativi che insegnino a “leggere” diversamente (in maniera meno catastrofica cioe’) i segnali che il corpo invia nei momenti di crisi ( cuore in gola, tachicardia, sudorazione, iper o iposalivazione, sensazione di peso sul petto, difficoltà respiratorie etc).
Cosa fare?
Esternare le proprie perplessità sull’essere “di supporto” e nel contempo aiutare ad affrontare degnamente la questione, chiedendo aiuto esterno,in quanto questo problema è conosciuto e risolvibile.
La figura che quindi puo’ esservi d’aiuto e che consiglio è lo psicoterapeuta coadiuvato dallo psichiatra.
Secondo le linee guida NICE, per quanto riguarda la psicoterapia (e non la psicoanalisi,almeno nella fase iniziale), ritengo sia indicato un trattamento di tipo cognitivo-comportamentale (http://www.nice.org.uk/nicemedia/live/13314/52599/52599.pdf) che si è dimostrato essere la scelta più adatta.
Vi auguro di risolvere cio’ che vi assilla e di poter camminare fianco a fianco senza più timori.
Buona vita
Dr. Emanuel Mian, PhD
Psicologo
Dottore di Ricerca in Neuroscienze