DOMANDA
Buongiorno dottore,
le scrivo perchè circa un mese fa mio padre ha avuto un’infarto e da allora soffre di mal di stomaco che in principio avevamo collegato ai farmaci ma visti alcuni comportamenti mi fanno pensare a veri attacchi d’ansia.
Mio padre ha sempre viaggiato in aereo ma il giorno stesso in cui doveva partire per recarsi in veneto, dove io vivo e dove ha avuto l’infarto, per la riabilitazione cardiologica ha avuto un attacco di panico con vomito e sudori freddi e ha rinunciato dicendo che non se la sentiva di volare. E’ sempre molto teso, lui stesso ammette che ha paura che gli possa succedere qualcosa di brutto tende a isolarsi e dice che sta bene solo quando è a letto.
Gli abbiamo proposto un consulto psicologico o una riabilitazione dove ci sia anche uno psicologo ma lui è convinto che solo un cardiologo, premetto che il suo cardiologo gli ha gia detto che il cuore sta benissimo, può aiutarlo facendogli passare i mal di stomaco che lui accusa.
Come possiamo aiutarlo??? grazie
RISPOSTA
Cara lettrice (o caro lettore),
una delle definizioni classiche dell’ansia è: paura senza oggetto. Giusta o sbagliata che sia, la definizione ci aiuta a ragionare sulla situazione di suo padre, perché nel caso di un uomo maturo che viene colpito da un infarto vediamo chiaramente l’oggetto della paura. Suo padre, come si suol dire, ha visto la morte in faccia; e si è spaventato. Tutti noi esseri umani sappiamo che prima o poi dovremo morire, ma dopo un infarto questa idea diventa molto concreta: se prima lo sapevamo in teoria, dopo lo sappiamo con ogni fibra del nostro fragilissimo corpo. Questa scoperta non soltanto ci spaventa, ma ci rattrista, ci ferisce, ci toglie vitalità; letteralmente: ci “mortifica”.
Possiamo considerare umana e comprensibile la reazione di suo padre. Il suo cuore adesso sta bene, ma lui sta invecchiando e un giorno morirà. Questo probabilmente pensa suo padre; ed ha ragione, è tutto vero.
Come potete aiutarlo? Secondo me, con la ricetta degli antichi greci: bisogna allenarsi a morire. L’allenamento non consiste nel chiudersi in casa a concentrarsi sul pensiero della morte, rinunciando a vivere giorno per giorno. Tutto il contrario; per allenarsi bisogna accettare l’idea che la paura, il dolore e la morte stessa siano una parte inevitabile della vita. Lasciar correre, e vivere da vivi ogni giorno che ci separa dall’ultimo. Io credo che vostro padre stia soltanto chiedendo di non allenarsi da solo. Vuole farlo insieme a voi, insieme alle persone più vivine al suo cuore.