DOMANDA
Salve dottoressa sono un ragazzo di 22 anni che bene o male ha vissuto una vita più O meno tranquilla se non fosse il fatto che da quando avevo 14 anni mi sono apparsi dei disturbi ossessivi. Il primo disturbo è stato del controllo dello sbattito delle palpebre, ovviamente è una cosa spontanea e involontaria ma dai 14 anni mi son fissato di questa cosa e ancora oggi ho questo problema di dover sbattere le palpebre volontariamente, soprattutto quando parlo con qualcuno, all’inizio è stato abbastanza traumatico ma in questi anni ci ho convissuto egregiamente e riuscendo ad avere il controllo. da poche settimane mi è venuta un’altra fissazione che è quella di controllare il deglutimento. cioè devo continuamente deglutire e grazie a Dio ogni tanto ho dei momenti di sollievo e non ci penso ma quando lo faccio quest’ultima fissazione è insopportabile. tra l’altro ho una fidanzata dottoressa e non mi oso a parlare di una cosa del genere capisce. non voglio che mi creda matto. Lo so che sono problemi organici di recettori che dovrebbero essere trattati con antidepressivi; secondo il mio modesto parere. ma volevo una sua opinione su tutto ciò perché l’ultima fissazione è veramente insopportabile. grazie mille dell’attenzione.
RISPOSTA
Gent.mo,
mi chiedo se ha mai effettuato un colloquio con un collega per parlare sia degli aspetti soggettivi di fatica e sofferenza che vive a causa dei sintomi che descrive sia per individuare una terapia farmacologica e psicoterapeutica che la possa aiutare a mitigare il livello di ansia e di controllo che questi sintomi le determinano.
La sua preoccupazione di parlarne con la sua fidanzata è comprensibile, ma può aumentare in lei la sensazione di essere da solo ad affrontare la sua sofferenza, senza potersi appoggiare neanche alla persona che ha vicino; il timore del giudizio di cui parla può suscitare una riflessione sull’immagine che lei vuol dare di se’ agli altri e che contrasta con il modo in cui si sente, ma questi sono aspetti molto complessi che hanno a che fare con la propria storia di vita, il modo in cui si vivono gli affetti e si affrontano le situazioni di sofferenza.
In questo senso, oltre ad un eventuale supporto farmacologico, pensare ad uno spazio dedicato per affrontare insieme ad un esperto il significato dei sintomi che descrive può costituire l’inizio di un percorso di maggiore comprensione e migliore qualità della vita, che oggi sembra piuttosto limitata dalla sofferenza di cui scrive.
Con i miei migliori auguri, cordialmente
Laura Belloni