DOMANDA
Buongiorno, vorrei presentarei la mia situazione ad un medico specialista nella Prevenzione delle Vasculopatie.
Ho da sempre il colesterolo alto e pur con una dieta appropriata i valori restano sempre molto elevati.
Non riesco a praticare con regolarità un’attività sportiva, anche se durante la stagione invernale per tre volte la settimana vado a nuotare.
Cerco invece, non sempre con successo, di prestare attenzione al regime alimentare, anche se il lavoro che faccio (impiegato di banca) spesso mi costringe a pranzare un pò frettolosamente al bar.
Mio papà (del 1934) ha sempre avuto questo problema e trascurando ogni avvertimento ha poi dovuto subire un intervento chirurgico (By-pass nel 1999).
Adesso ha 80 anni ed è messo davvero molto male a causa di un subentrato ictus nello scorso anno.
Trattandosi quindi di ipercolesterolemia familiare vorrei sapere se, a 45 anni può essere corretto iniziare ad assumere una terapia farmacologica. Riporto i valori delle ultime analisi effettuate a febbraio di quest’anno dopo un periodo di dieta rigorosa:
COLESTEROLO TOTALE: 270 – COLESTEROLO HDL: 58 – COLESTEROLO LDL: 192 – GLICEMIA: 92 – TRIGLICERIDI 109
Penso sia corretto aggingere che non sono sovrappeso, che non fumo e che ho la pressione tendenzialmente bassa.
Vorrei un suo parere in merito.
Grazie
RISPOSTA
Caro Sandro, il suo è un caso abbastanza tipico. Con ogni probabilità ha una ipercolesterolemia familiare, dunque non particolarmente responsiva ad una terapia basata esclusivamente sullo stile di vita. Come prima considerazione dobbiamo ricordare che l’ipercolesterolemia è sostanzialmente un “fattore di rischio” ovvero aumenta il rischio per altre malattie, in particolare cardiovascolari (infarto ed ictus). Se, come nel suo caso, è difficile ridurre il colesterolo LDL, è prima norma ridurre glialtri fattori di rischio (fumo, dieta, peso, sedentarietà). E mi pare che Lei sia già su questa strada. Come già detto, questa strategia non è tuttavia efficace nel ridurre il colesterolo LDL. Allora che fare? In teoria dovremmo valutare il rischio globale, cercando di osservare anche l’attuale situazione delle sue arterie (un semplice esame ecocolordoppler dei tronchi epiaortici). Mi aspetto (e spero) che risulti tuttavia negativo, soprattutto perché ancora giovane. Così fosse, il suo rischio a 10 o 20 anni di avere un evento cardiovascolare è ancora molto basso. Giustamente, tuttavia, si preoccupa di non percorrere la strada di suo padre. In questo caso credo sia utile percorrere la via farmacologica. Molte persone tendono ad utilizzare integratori, la cui efficacia sul colesterolo rimane tuttavia molto limitata; soprattutto gli integratori non hanno mai dimostrato una efficacia nel prevenire eventi cardiovascolari. Sono tuttavia molto ben accettati dalle persone perché considerati (in parte erroneamente) non-farmaci. L’unica strategia efficace è invece iniziare una piccola dose di statina, ad esempio simvastatina (anche generica, di costo basso). Previene con certezza eventi cardiovascolari ed ha effetti collaterali molto limitati. In questo caso suggerisco di verficare le CPK prima dell’inizio della terapia. Molte persone, infatti, tendono a incolpare il farmaco di qualsiasi dolore anche non muscolare, per poi sospenderlo. Le CPK, se restano stabili, non giustificano questa eventuale sospensione. In teoria è una terapia a vita. Ma in fondo è una terapia che allunga la vita,sopratutto (lo sa bene suo padre) in termini di qualità. Si rivolga dunque al suo medico di famiglia. Sarà certamente in grado di valutare tutti i suoi fattori di rischio ed eventualmente decidere quale strategia seguire.