DOMANDA
Buongiorno Professoressa!Sono una ragazza di 25 anni. Mi sono diplomata con il massimo dei voti,sono sempre stata ammirata come studentessa modello; poi è arrivata l’università e non sono riuscita a gestire la pressione degli esami,non dormivo più la notte,così ho abbandonato tutto.è seguita una sensazione di fallimento e senso di colpa che mi porto dietro ancora oggi.Mi sono lanciata con entusiasmo nel mondo del lavoro,ma visto i tempi che corrono ho cambiato 4 mestieri.Lavori mal pagati,con contratti(se c’erano) ridicoli!L’ultimo lavoro prendevo 3,5¿/h!Chi mi conosce e veniva in negozio,spesso non si tratteneva dal dirmi che ero sprecata.Io che sono la persona più sensibile, ansiosa e a questo punto,pessimista al mondo soffro molto.I miei nervi non hanno retto ed ho avuto una crisi ipertensiva che mi ha portato al ricovero ospedaliero.Chi mi ha in cura,dice che è stata causata da forte stress.Ora sono senza lavoro.Sto cercando anche se con paura qualcos’altro e sto cercando la mia serenità;la mia famiglia mi aiuta molto.Convivo da 3 anni con l’amore della mia vita,ma ieri il mio ragazzo mi ha detto che a breve va in cassaintegrazione.Io non penso di poter sopportare altro.Poi mi dico che sto esagerando,sono giovane,non ho figli da mantenere o un affitto da pagare;ma è un pensiero che riesce a consolarmi per poco,e mi sento in colpa anche per questo!è che avevo aspettative e progetti che si stanno sbricilando come un castello di sabbia.Come posso superare le mie ansie?Aiuto!
RISPOSTA
Chi sono ? Dove sto andando ? Chi dicono che io sia ? Chi sarò ? …
Sono domande che ci accompagnano tutti e che – nel suo caso – sembrano generare particolare ansia.
Perché ? Una risposta sembra fornirla lei stessa. Si ritiene colpevole di tutto ciò che le è accaduto, le accade e forse le accadrà. Le scelte che ha fatto e le situazioni in cui si è trovata coinvolta sono sue, ma non dipendono solo da lei.
Gli esami le causavano una pressione che non è riuscita a gestire, per cui ha deciso di abbandonare gli studi. Può ritornare sulla sua scelta originaria, ma se invece è convinta di avere fatto la cosa migliore viva la realtà presente ! E’ un normale fenomeno studiato dai teorici della motivazione quello che porta a rimuginare sulle opzioni scartate. A fare la differenza è il modo in cui il ‘non scelto’ è poi integrato e vissuto. Non può percorrere due vite… Ci rifletta bene in un momento di serenità e veda se vuole re-iscriversi all’università (magari cambiando corso di laurea o sede universitaria… o ambizioni…) o se preferisce realizzarsi nel mondo del lavoro… Non escluda la possibilità di fare la studentessa-lavoratrice: questa le potrebbe consentire di vivere a volte soddisfazioni in un ambito altre nell’altro e di compensare eventuali frustrazioni, rabbie,incomprensioni in una fetta della sua vita con realizzazioni nell’altra.
Vi è però – a mio avviso – anche una seconda importante risposta al suo turbamento di cui lei mi pare essere meno consapevole. Si è mai chiesta per chi davvero fa ciò che fa ? Da ragazza è stata ammirata per i suoi prodigi e probabilmente è entrata nel ruolo di ‘brava ragazza’. Si è sentita di dover dimostrare (agli altri) che va al massimo, che tutto funziona, che non conosce insuccessi…. Non può vivere a lungo nella posizione di ‘dimostrarsi brava e capace’. Deve piuttosto realizzare se stessa. Non stia nell’immagine che altri hanno avuto di lei o nelle aspettative da costoro nutrite nei suoi confronti. Viva piuttosto la sua vita e si conceda la gioia (non l’ansia o la paura) di rialzarsi dopo le cadute che lei riporta essere state così dolorose. Faccia le sue scelte per sé non per dimostrare agli altri che vale. Il suo valore non viene scalfito dagli eventuali errori, ma accresciuto dalle possibilità/opportunità/occasioni che vive. Anche avere cambiato più di un lavoro può averla aiutata a crescere.
Pensi alla persona che era e a quella che è diventata e non sarebbe altrimenti mai stata senza avere incontrato ed affrontato le problematiche che riporta.
Faccia tacere i giudizi che lei si fa e non dia ascolto a quelli che altri eventualmente esprimono nei suoi confronti.
Si voglia bene così com’è, proprio per le fatiche e le difficoltà che incontra. Una persona non si misura in titoli di studio, prestigio occupazionale o reddito mensile. Anzi, una persona non si misura mai. Abbiamo delle potenzialità che sfuggono ad ogni metrica.
Come può superare le sue ansie ? Accettandole ! Lei puoi così affrontarle. Non sono ‘cose’ da combattere. Sono una parte di lei che possono aiutarla a conoscersi meglio.
Secondo passo: il passato è passato. Se non lo è del tutto è perché costantemente lei lo richiama. Così come riesce a sentirsi in colpa (il che vuol dire anche che si ritiene responsabile e capace) così può sentirsi artefice di ogni cambiamento, a partire dal leggere il positivo nelle difficoltà: fallimento agli esami, perdita dal lavoro….
Capisco che la affianca una persona che la ama. Si ami anche lei, ma non di quell’amore pretenzioso e controllante che vorrebbe fare di lei la persona che non è.
Si ami senza ‘se’, ‘quando’, ‘purché’ ovvero non solo quando le cose vanno bene o sono al livello semi-perfetto cui ognuno può puntare, ma anche e soprattutto quando le cose sembrano non andare come si vorrebbe. Si ami così. Si ascolti, si sorrida e provi a incontrare quella se stessa che affronta i giorni che verranno non ‘nonostante’ le ferite, difficoltà, cadute del passato, ma proprio perché a partire da quei momenti difficili è diventata forte e capace di vivere, viversi, amarsi.
Trovata se stessa vedrà che anche la sua strada ‘da fare’ le sarà più chiara e più semplice da affrontare, meglio se alleggerita di tutte le colpe e paure che sono state e che in una giornata di primavera lei porrà sulle mani e convinta (!!) ci soffierà sopra… lasciandole per sempre.
Le auguro un cammino solare, sicuro, amato … e soprattutto suo.