DOMANDA
Buongiorno,
sono la figlia di un uomo di 56 anni che nel 2008 ha avuto una ESA di aneurisma gigante dell’apice dell’arteria basilare, probabilmente formatosi per la presenza di una MAV occipito parietale dx. Embilizzato l’aneurisma, viene rioperato ultimamente, per il posizionamento di stent a difersione di flusso per riapertura base aneurisma.Uscito da tutto questo apparentemente e fortunatamente “solo” con un deficit visivo, ci ritroviamo a notare che, uscendo dalla sua abituale routine, trova soluzioni alquanto azzardate e pericolose alle problematiche che gli si pongono; ha comportamenti infantili e forme di inibizione.
Chi ci può aiutare a capire se questo è un processo degenerativo, se l’esa ha portato dei danni permanenti, se il flusso alterato creato dalla MAV (che adesso non “sfoga” più nell’aneurisma) può portare a delle demenze, se l’aneursima embolizzato altera le funzioni cognitive e non per ultimo, a capire come gestire le difficoltà della vita quotidiana (se si può lasciare da solo, mandare in giro da solo, etc…) insomma a una serie di incognite che dilaniano una famiglia? Un neurologo? Una struttura specializzata? Un neurospicologo? Gli assistenti sociali? Dopo 4 anni siamo davvero giunti al limite e abbiamo bisogno di risposte, ringraziando anticipatamente per l’eventuale tempo dedicatoci, porgo cordiali saluti.
RISPOSTA
difficile dare giudizi senza aver visitato il paziente e aver visto le sue TAC. Comunque ovviamente deve vederlo un neurologo e deve fare dei test neuropsicologici per vedere se vi e’ effettivamente un decadimento cognitivo. Esistono, per lo meno in tutte le grandi citta’, dei servizi all’interno degli ospedali dove vengono fatte valutazioni neuropsicologiche, generalmente all’interno dei reparti di neurologia o di neuroriabilitazionw