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    DOMANDA

    Avra’ letto sicuramente oftalmologo americano David Troilo della State University di NY che dice che le attuali lenti non farebbe altro che far peggiorare e progredire la MIOPIA. Afferma che invece dovrebbero essere usate lenti con gradi diversi di rifrazione fra centri o bordi, stimolando cosi occhio miope ad “accorciarsi”compensandone cosi il suo allungamento. Le prime prove su animali confermano questo! Quindi se fosse vero da diversi decenni abbiamo sempre usato lenti sbagliate per la miopia che anzi la facevano peggiorare,cosa ne pensa ?

    RISPOSTA

    I lavori di Troilo, che è un optometrista, non un Oculista certificato dall’American Board Ophthalmology, continuano una ininterrotta filiera di ricerche e di conclamazione di risultati per contrastare lo sviluppo miopico, spesso caduchi o discesi nell’oblio del Lete: così il ‘metodo Bates” col suo palming, la pirenzepina [guardi nel Dizionario Medico di OK Salute] presentata a Roma in Fondazione Bietti,; oppure di risultati controversi, fin dalle prime pubblicazioni di Leary e Sorsby sugli esquimesi che diventavano miopi quando imparavano a leggere. Ci sono diverse forme di miopia, ci sono già identificati dei geni putativi, numerosissimi pedigree sono stati pubblicati su generazioni familiari; c’è una enclave di Mozabiti migrati al tempo dell’Egira dallo Yemen fin nel cuore del Sahara, in cui la prevalenza di miopia elevata [lunghezza assiale del bulbo > 26,5mm: la miopia elevata è una ‘malattia biometrica’: Percival, Dev Ophthalmol. 1987;14:42-6; Gallenga, CIICA- Manuale di lenti intraoculari, 1985] è >95%. E naturalmente ci sono tentativi di contrasto. Gli studi di Troilo sono pubblicati su riviste autorevoli, il che richiede rispetto e valutazione nel tempo: vedremo se i simpatici Callitricide, piccoli primati arborei cui impone lenti a contatto a differente defocus simultaneo, ci aiuteranno a ridurre lo sviluppo miopico nelle future generazioni di scolari o se avremo invece marmotte esperte di latino e greco.
    prof. P.E. Gallenga
    Clinica Oculistica
    Università G.D’Annunzio di Chieti