Nefropatia diabetica

    DOMANDA

    Salve Prof.Remuzzi,mi chiamo Antonio,le vorrei inviare queste righe scrivendole dalla Sardegna,precisamente da Iglesias,in provincia di Cagliari.E’chiaro che non si possa stillare nessun tipo di diagnosi attraverso i mezzi in questione,ma vorrei sottoporre il mio caso alla sua gentile attenzione.Nel 1989,22 anni ormai,all’età di 12 anni mi diagnosticarono un diabete mellito tipo 1,che da allora ho sempre cercato di tenere sotto controllo,ove possibile.Circa un mese fa,per mezzo di un’urinocoltura delle 24h,il valore della proteinuria risultava pari a 439mg/l,con un valore bassino anche della ferritina(24).Ora,certi esami li ripeterò tra una decina di giorni,nel frattempo mi è stata prescritta una cura con la KARVEA 75mg ed una dieta ipoproteica da 2000 cal/die…..Vorrei sapere se e quanto dovrei preoccuparmi,e la lascio ringraziandola per l’attenzione,senza escludere che sarei disposto a prendere l’aereo per venirla a trovare.

    RISPOSTA

    Caro signore,

    la presenza di proteine nelle urine in un paziente che ha un diabete da molti anni è un segno di un danno ai reni, che si chiama nefropatia diabetica. Questa complicazione colpisce circa il 20-30% dei pazienti che hanno il diabete di tipo 1, e determina inizialmente soltanto una modesta perdita di albumina nelle urine, ma con il passare del tempo la funzione renale diminuisce. E’ però possibile intervenire con dei farmaci per rallentare questo processo, e preservare a lungo la funzione del rene.

    I farmaci in questione sono gli ACE inibitori in primo luogo, e i cosidetti antagonisti dell’angiotensina 2. Si tratta di farmaci ideati per curare l’ipertensione arteriosa, che si sono rivelati particolarmente efficaci nel diabete nel controllare la pressione arteriosa e nel ridurre la perdita renale di proteine. Per preservare la funzione del rene, infatti, è cruciale che la pressione arteriosa sia perfettamente controllata. Idealmente un paziente diabetico non dovrebbe avere più di 120/70 mm Hg.

    E’ molto importante inoltre che – con la terapia insulinica e con la dieta – sia assicurato un perfetto controllo metabolico.

    Cordiali saluti,

    Giuseppe Remuzzi