Non riesco a

    DOMANDA

    Gentile prof. Jannini
    sono uno studente universitario di 20 anni. Non ho mai avuto particolari problemi di salute o in famiglia, né problemi con le ragazze, riesco a fare amicizia subito e ad avvicinarmi con facilità all’altro sesso. Il mio problema è che non riesco a giungere alla penetrazione: quando arrivo al “dunque” il mio pene si blocca e perde l’erezione. Questo non succede né durante la masturbazione né durante il petting, sesso orale, ecc. Quando sono con una ragazza e so che non arriveremo alla penetrazione (ad es. perché lei ha il ciclo, o perchè non abbiamo le protezioni) mi sento più tranquillo e il mio “amico” non mi abbandona. Quando so che invece possiamo concludere il rapporto, evidentemente mi prendo d’ansia e al momento meno opportuno perdo l’erezione. Sono arrivato a non portare apposta i preservativi. Faccio petting da quando ho 16 anni e questo mi è successo con tutte le ragazze con cui sono stato. Adesso però voglio smettere di raccontare bugie a me stesso (oltre che alle ragazze), voglio risolvere questo problema, anche se questo mi ha già creato problemi con la ragazza, che alla fine ho lasciato: se gliel’avessi detto, avrebbe anche capito forse, ma non me la sono sentita? A cosa potrebbe essere dovuto? Non sono fatto per fare il “farfallone”, per una vita sessuale irregolare, eppure questo mi ha portato fino ad ora a non poter avere una relazione duratura. Potrebbe essere utile per me un farmaco, che mi dia sicurezza?

    RISPOSTA

    Certamente la prescrizione attenta e accurata da parte di un sessuologo medico esperto di farmaci pro-erettili può essere indicata anche in casi di persone molto giovani come lei. Si tratta di interrompere il circolo vizioso di ansia e paura per poi smettere il trattamento non appena ci si è stabilizzati in una condizione di maggiore sicurezza. Tuttavia credo sia anche importante affrontare, con un breve percorso psicoterapeutico, le ragioni che la portano a dubitare così frequentemente della sua capacità di avere l’erezione. L’associazione di un trattamento farmacologico con il counseling dà infatti i risultati migliori.