Parere terapia

    DOMANDA

    Buonasera Dottore,
    mia madre di 68 anni soffre da 40 di bipolarismo curato per circa 30 anni con Litio. Ultimamente, avendo sospeso la terapia le è stato fatto un TSO, alquanto arbitrario, ed ha subito una terapia molto forte che le ha portato un forte sbalzo pressorio 110/200 e serie difficoltà deambulatorie, praticamente durante il periodo di ricovero di 25 gg. è stata sempre a letto, è tornata a casa il 16/01/17. Le è stata fatta una TAC encefalica dalla quale risulta una “atrofia corticale iniziale”ed una “leucoencefalopatia su base cerebro-vascolare ischemica cronica”. Dall’ecografia renale risulta una nefropatia cronica bilaterale più marcata a sinistra.
    Attualmente prende al mattino 1 cp. Di EUTIROX da 0.25, 1 cp di TRIATEC da 5 MG, 1 cp di CARDICOR da 5 mg, 7 gg. di TALOFEN (il Cardicor lo frantumo nel latte insieme al Talofen altrimenti non li prenderebbe anche se ho letto che la cp non andrebbe frantumata) mentre la sera 1 cp. di NORVASC da 5 mg. Dorme molto e si sente stanca e continua a camminare con difficoltà. Temo che la terapia non vada bene, ho letto di incompatibilità tra Norvasc e Cardicor e che il Talofen può incidere sulla deambulazione, oppure dipende tutto dal problema neurologico? Attendo un suo cortese riscontro, grazie e cordiali saluti.

    RISPOSTA

    Gentile Signore/a, la situazione clinica della paziente è abbastanza complicata e presenta una chiara situazione di multimorbilità dovuta alla compresenza di diverse patologie croniche su un quadro clinico importante di disturbo bipolare.

    Data l’età della Signora, e la presenza di diverse patologie croniche sarebbe importante una valutazione clinica multidimensionale effettuata da un geraitra che possa considerare i molteplici aspetti clinici, cognitivi, funzionali, comportamentali e farmacologici e, sulla base dei rilievi che saranno effettuati, rivalutare in un contesto globale il ruolo delle singole terapie e verificare l’eventuale loro impatto (che data la situazione che lei descrive, credo improbabile e più facilmente imputabile alla situazione clinica generale) sulla deamulazione e sull’autonomia funzionale.

    Infine, da un’analisi delle terapie in atto, come riferite, non mi risulta ci siano interazioni tra farmaci particolarmente significative da un punto di vista clinico-funzionale. Ciò non toglie che gli effetti indesiderati del talofen possano avere un ruolo, che va però valutato clinicamente, sul versante cognitivo-funzionale.

    Suggerirei quindi una rivalutazione del quadro clinico e terapeutico da parte di un geriatra.

    Cordialmenta.

    Alessandro Nobili