DOMANDA
Buongiorno dott.ssa Moè, ho 28 anni sono laureata e da due anni lavoro in banca. Il mio problema è la mia continua preoccupazione del parere degli altri con persone ovviamente che non conosco, e quindi anche con i nuovi colleghi, perchè non voglio deludere le aspettative che si sono fatti su di me dopo avermi assunta. Questo mi crea molta insicurezza al lavoro che viene vista o percepita non molto bene dagli altri e soprattutto da me. Che lavoro posso fare su me stessa per migliorare e sentirmi meglio?
La ringrazio infinitamente.
Distinti saluti
Francesca
RISPOSTA
Cosa le fa temere il giudizio ? E quale giudizio (su di lei come persona o su sui specifici comportamenti/atteggiamenti) più la disturba ?
A preoccuparla sono a) le conseguenze del giudizio, ad esempio esclusione sociale, difficoltà con i superiori o i colleghi più anziani oppure b) il fatto stesso d’essere giudicata ?
La incoraggio a rispondersi a queste domande. Un conto è se l’ambiente in cui vive è giudicante (tende a valutare anziché comprendere-accogliere la persona). Altro è se lei, invece, manifesta la tendenza a sentirsi giudicata, indipendentemente dalle intenzioni e dai comportamenti altrui.
Parimenti un effetto, più leggero, si ha allorché ad essere soppesati sono dei comportamenti, mentre altri, più dirompenti, si hanno quando la persona in toto è messa in discussione.
E’ importante che lei – in un momento di serenità – riesca a darsi risposte spassionate a queste domande.
Bene, fatto questo primo importante passo, ponga in una mano la persona che è e nell’altra l’immagine che dà (o vorrebbe dare). Provi poi a riconciliare le due, preferibilmente avvantaggiando la prima senza sacrificare del tutto la seconda.
Nessuno di noi corrisponde all’immagine che vorremo dare.
Tutti però tendono a scegliere la via più tranquilla, di solito quella che – in caso di incoerenza – dà un po’ più ragione al vero sé anziché all’immagine (di solito assai impeccabile) che si vorrebbe dare. Ciò accade perché le persone in fondo stanno meglio con sé stesse piuttosto che con un’idea di sé, magari anche suggerita o comunque incoraggiata da altri e in cui spesso non ci si identifica appieno.
Il terzo passo ? Scelga se stessa, di vivere la sua vita, di affrontare l’eventuale giudizio altrui continuando a pensare che può, che vale … non se … oppure ma … Vale perché esiste e vuole credere che nulla vale più della vita serenamente affrontata.
Le serve grinta ? ‘Nessun può farti sentire inferiore senza il tuo consenso. Non darglielo mai’ (Roosvelt)
Necessita di tranquillità ? ‘Non fermarti a raccogliere i fiori e a portarli con te, perché essi continueranno a fiorire lungo il tuo percorso’ (Tagore)
Cerca gioia ? ‘Scrivi sul tuo cuore che ogni giorno è il più bel giorno dell’anno’ (Brown)
Il giudizio mette dei punti fermi e cerca di fare chiudere …
Le auguro di aprirsi alla vita con slancio, gioia, passione … senza fretta: uno scalino alla volta.