DOMANDA
chiedo scusa se la mia domanda sembra molto futile ma per me non lo è davvero… devo fare un taglio cesareo il mese prossimo e l’unico terrore è la sensazione di avere le gambe morte immobili totalmente inerti.. come posso superare questa paura … immagino che potrei urlare per la paura… una volta per una gamba addormetata causa operaz al menisco mi hanno dovuto dare calmanti… questa cosa mi destabilizza troppo.. pensare che avrò le gambe morter e che in quel momento qualsiasi cosa succede io non posso scappare… sarei totalmente in balia di altri…che grande paura… spero possa darmi qualche dritta per razionalizzare quest evento.
grazie
RISPOSTA
Nessuna paura è futile. Nasce da qualche parte e ha un suo significato. In parte lei lo ha già intravisto: perdere il controllo, non poter fare nulla, dipendere da altri… E’ tutto ‘normale’ e magari anche più sentito visto il momento importante che la vede diventare mamma.
Il senso di ‘perdita’, di ‘caduta’, di ‘rottura’ è insito nello stesso costrutto di paura.
Diceva Cohelo che temiamo di perdere solo ciò che crediamo di possedere. Il bisogno di sicurezza unito al bisogno d’amore sono fra le più sentite esigenze di cui ognuno è portatore …. Temiamo ciò che ci fa sentire insicuri o abbandonati. Dal suo scritto pare che il sentirsi inerme sia la maggiore preoccupazione. Non escluderei però che vi fosse un po’ di fragilità anche sul versante affettivo. Forse teme non solo l’abbandono fisico (le gambe la lasciano), ma anche quello affettivo (… sola con dei sanitari in camera operatoria…. è comprensibile e normale… e superabile portando nel cuore l’affetto dei propri cari … che probabilmente attendono fuori ).
Partorire è distaccarsi. E’ lasciare una realtà per ritrovarne un altra. E’ evidente che questo cambiamento genera gioia, gratitudine, pienezza, ma può anche essere fonte di incertezza (sarò all’altezza ?), di fatica (nuovi ritmi, spossatezza fisica…), di riordino delle priorità, di scombussolamento familiare ….
Razionalizzare ? Direi piuttosto accogliere la paura e darle un significato (… tenendo conto che le mie sono solo piste interpretative e che nessuno meglio di lei può conoscere la sua realtà).
La invito poi a fare un passo ulteriore. Conservi bene in mente e nel cuore queste parole ‘io non sono le mie paure’, ‘le paure vanno e vengono io resto’ … e le mescoli al migliore antidoto alla paura: la speranza. Provi a dirsi ‘Andrà tutto bene’, ‘Presto abbraccerò il mio bambino (o bambina ?)’, ‘Fuori dalla sala d’aspetto mi aspettano e mi sorridono’…. Non bastasse vada sull’immaginazione, uno dei nostri più fedeli amici, e si veda che cammina con il suo bimbo già un po’ cresciuto o che passeggia con lui in braccio… Faccia tutte queste simulazioni per tempo, se può le condivida con il suo compagno o con persone care… Arrivi al giorno del TC chiamandolo in altro modo [che brutta parola ‘taglio’!], ad esempio ‘la nascita’, ‘il passaggio’ ‘l’alba nascente’…
Lasci andare la fantasia e quelle poche ore di anestesia diventeranno ‘i sassolini per guadare il torrente’, ‘le stelle che mi scrutano ed illuminano nelle serate più buie’….
Insomma faccia perno su di sé, sui suoi affetti, sulla voglia di ‘cavalcare la paura’…. e investa più sulle speranze e sulle belle e costruttive fantasie.
Le auguro con ciò di fornire a quel cuoricino che batte in lei la migliore mamma che sarà, naturalmente imperfetta, ma ricca della capacità di immaginarsi il meglio e di uscire vittoriosa dal momento più critico, non ‘nonostante’ le paure, ma attraverso esse e l’acquistata capacità d’essere ancor più se stessa, libera e capace di amarsi per la propria capacità digestire le paure.