DOMANDA
Gentilissima Dott.ssa, innanzitutto volevo caldamente ringraziarla per ciò che mi ha scritto: mi ha letteralmente scaldato il cuore, in particolare dopo aver letto la prima parte è stato inevitabile piangere per la gioia. stare male per l’odio, la tristezza sono caramelle amare che ci si abitua ad ingoiare, ma la gioia, anche se momentanea, è qualcosa che io sinceramente ho visto poco: più che altro sprazzi di felicità che in breve si spezzavano ingoiati dalla sofferenza! molto spesso mi capita di dire con molta naturalezza che non voglio vivere, ma morire! c’è come una malattia che mi divora silenziosa dall’interno e che mi uccide, anche se nel profondo voglio sconfiggerla, è una lotta impari: io contro me stessa! c’è troppo nero per permettere ad una luce d’emergere dal buio. io la vivo così la mia situazione, purtroppo.
le sue parole le ho percepite sincere, per nulla fredde come ci si aspetterebbe da un estraneo qualsiasi; è stata una bella sorpresa! davvero! sicuramente ciò che m’ha consigliato lo farò, mi ha ridonato di nuovo la speranza…
quel libro nero esiste continuamente nel mio intimo, emerge nei miei incubi e mi impedisce di stare tranquilla, faccio molta fatica a chiuderlo tanto che ultimamente ricorro a sonniferi (prescritti da nessuno tra l’altro) per fermarlo! se riprendere a scrivere può incitarlo a fermarsi non dubiti che lo farò!
ora sarà meglio che mi metta in contatto, per la sesta volta con una psicologa, per venirne a capo, non crede? cordiali saluti
RISPOSTA
Carissima,
continui a non soffocare le sue emozioni, ma a tradurle in racconti traendone insegnamenti e rinnovata forza per proseguire….
Suggerisce un detto che ‘l’ora più buia è quella che precede il tramonto’: niente di più bello che scoprire o riscoprire la propria esistenza dopo avere vagato nei meandri più cupi che ci hanno fatto temere il peggio… Sento che lei si sta già accingendo a scorgere la luce del crepuscolo…
Il libro nero e giallo da scrivere cui alludevo o altra pratica di ‘raccontare la propria vita’ per RICONCILIARSI (e talvolta CONGEDARSI) con ciò che ci ha fatto stare male è un modo per far sì che quel ‘nero’ che lei dice di sentire dentro, venga fuori. Il buttarlo al vento dall’alto di una collina rappresenta il dirsi ‘E’ passato: non mi duole più…. una nuova vita mi chiama…. desidero liberarmi da questo fardello…’.
Lei ha in sé delle risorse straordinarie non ultima quella della gratitudine che è forma eccelsa di amore… le coltivi e le metta a frutto nelle relazioni…
Sia lei a scegliere la sua vita e a decidersi di volersi bene per capire fino a quanto riesce a procedere indipendentemente da eventuali sostegni farmacologici o psicologici.
Mi permetto solo di aggiungere: non si senta costretta a nulla, non si ricopra di colpe che non esistono…. ascolti se stessa, si racconti e la vita le rivelerà il suo bene.
Il ruolo di vittima l’ha ormai giocato fin troppo, prenda sul serio la sua vera essenza… usi pure le armi e le corazze ‘psicologiche’ che riterrà valide, ma funzionalmente ad affrontare non a fuggire (da sé e dal mondo).
Le sue parole mi hanno commossa: vengono da un cuore caldo e generoso che il mondo merita di conoscere…. Lasci quindi che quegli spiragli di luce (anche se pochi talvolta) inondino e vanifichino tutto il buio e la rendano creatura luminosa capace di offrire e ricevere amore e di insegnare ad amare.