probabile compressione del nervo pudendo!

    DOMANDA

    salve sono una ragazza di 30 anni di napoli da circa 1 anno e 8 mesi soffro di dolore pelvico cronico in fossa iliaca destra e ultimamente anche lievemente a sinistra. ho consultato gastroenterologi, ginecologi, chirurghi, internisti, osteopati ma non ho mai risolto il dolore che praticamente mi sta rendendo invalida, infatti l’unico momento in cui non ho dolore è la notte. Nessun farmaco mi da beneficio e a luglio l’attenzione si è spostata in ambito ginecologico e ho subito un intervento in laparoscopia, il quale ha evinto endometriosi e mesotelioma cistico benigno ed infiammazione pelvica cronica. sono stata bene una settimana ma poi il dolore è tornato peggio di prima e ho tentato la terapia del dolore con lyrìca, normast e palexia ma oltre agli effetti indesiderati non ho avuto mai beneficio. essendo io una fisioterapista mi sono messa un po ad indagare perche non riesco piu a vivere cosi e leggendo del nervo pudendo i sintomi corrispondono ai miei e vorrei capirci meglio qualcosa e magari avere modo di parlarle..ah aggiungo che sono una sportiva e ovviamente ho limiti anche li! grazie dell’attenzione

    RISPOSTA

    posso indovinare ? Lei non ha dolore di notte perchè sta sdraiata a letto. I pazienti portatori di sofferenza (da intrappolamento) del nervo pudendo hanno una caratteristica risposta “posizionale”. soffrono da seduti e stanno bene da sdraiati. Di quelli in piedi c’è una subpopolazione che sta bene e un’altra subpopolazione (cui purtropo appartiene Lei, se è quello che penso), che sta male. Naturalmente per arrivare a fare una diagnosi di intrappolamento del pudendo occorre l’esclusione di una sua irritazione da infezione (esami di laboratorio negativi) o da tumore (esami di immagine, come una TAC della pelvi senza contrasto, negativi). Esaurite queste due condizioni, ancora indispensabile per la diagnosi (di intrappolamento del pudendo) è la positività come tender point della tuberosità ischiatica di quel lato (ovvero la pressione applicata col dito sulla parte interna di detta tuberosità deve evocare un dolore locale.Ulteriormente deve evocare un dolore locale all’esplorazione rettale, la pressione del dito contro la prominenza effettuata a lato dal legamento sacrotuberoso. Con queste manovre si risponde ad ogni domanda, sulla presenza o meno di una “nevrarlgia pudenda” nel senso che la loro positività, associata al carattere posizionale del dolore, non abbisogna di altri esame di immagine o di elettrofisiologica per stabilire se si tratta effettivamente di quella presenza o meno. Naturalmente accanto al dolore, nell’irritazione del pudendo, si possono associare anche altri disturbi, nei tre campi, della minzione (urgenza” della stessa, caratteristichedel mitto et c)., dell’alvo (tenesmo, stitichezza o, al contrariodiarrea et c.) e infine del sesso, cvon “sexual awareness”, vafginismo, et c. Per non parlare di fastidi derivanti da pseudo vene varicose emorroidarie, ragadi , pseudo infezioni fungine et c. tutte maifestazioni alla lontana legate anch’esse ad una disfunzione del “controllo” nervoso, più che a un reale disturbo dell’organo bersaglio. Comunque ora è messa in grado di farsi la diagnosi da sola…