DOMANDA
Salve, sono la mamma di tre figli, (24-21-14 anni), generalmente la mia vita scorre serenamente tra gli impegni di moglie, madre e, lavoratrice ma ultimamente sono in pensiero per una situazione che Le spiego, riguarda mia figlia maggiore, una bella ragazza, matura , educata, seria nello studio, è al quinto anno di Giurisprudenza con la media del 29.05, contemporaneamente è al nono anno di pianoforte al conservatorio e suona in una orchestra multietnica, insomma una ragazza brillante, ma con rapporti sentimentali difficili anzi oserei dire impossibili, considerando che negli ultimi tre anni, si sente con ragazzi che sono già impegnati in relazioni serie e durature con altre ( prima uno che si faceva sentire dal lunedì al venerdì, ignorando che fosse fidanzato, dopo, da poco più di un anno con un membro dell’orchestra che sta con un’altra ma che non ama (dice lui). Quindi lei non esce, non frequenta nessun’ altro e aspetta di messaggiare con lui, in orari assurdi, di notte e quando può… Prima lei mi parlava delle sue cose, abbiamo avuto sempre un ottimo rapporto, adesso invece non mi dice niente, anzi si nasconde da me ed io ne soffro terribilmente.
Come mi devo comportare per aiutare mia figlia? Perchè si comporta così negandosi la possibilità di trovare la felicità con un’altra persona libera…? Che cosa le manca per farlo?
RISPOSTA
Lei mi presenta almeno due problemi. Il primo, particolarmente doloroso, perché caratterizzato da un senso forte di impotenza, è il suo: avverte una difficoltà che non può/non riesce a gestire. Il secondo è quello della figlia che pare manifestare delle insicurezze sul piano sentimentale.
E’ un problema di scelte, ma anche di atteggiamenti.
E’ evidente che lei non può scegliere ‘per gli altri’ e quindi neppure per la figlia. Il massimo che può fare è condurla con il dialogo e con la disponibilità e presenza fino a ciò che lei come madre e come adulta vede. Ma naturalmente non può procedere al posto della figlia, né costringerla a cogliere degli aspetti che lei come donna matura riesce ad apprezzare…. Infatti, una volta fornito il sostegno e la presenza (non intrusiva, ma caratterizzata da disponibilità ), non può che ‘passare il testimone’ e aspettare: la crescita, il prendere consapevolezza richiedono tempo. Talvolta includono anche momenti di stallo e di chiusura che vanno rispettati …. e alimentati dalla speranza che il cammino riprenda e quindi dall’espressione di fiducia verso le capacità e potenzialità dell’altro.
Quanto al secondo problema si tratterebbe di capire da quando è iniziata questa difficoltà e come venga percepita. Tali richieste dovrebbero però provenire dalla figlia che dovrebbe manifestare il bisogno di cambiare e quindi affrontare i passi per ‘lavorare su di sé’. Di nuovo, come madre può, al massimo, accompagnarla ad avvertire questa richiesta.
E’ evidente che a rendere più acuta la sofferenza è la consapevolezza di non avere il controllo, di non poter agire, come è il caso suo, di chi ‘si preoccupa’ per gli altri.
E’ anche altrettanto vero che questa ‘energia’ investita a soffrire e preoccuparsi potrebbe essere direzionata in modo più attivo manifestando il massimo della fiducia, concedendo la propria vicinanza e presenza e dialogando in un modo da portare l’altra persona a ‘dare le risposte’, fornendo supporto ma non sostituzione, cioè
a) Senza essere direttivi o – ahimé – controllanti
b) Fornendo le domande appropriate….che dovrebbero favorire le risposte…che, invece, non dovrebbero essere date
c) Non giudicando ma distinguendo la persona – che sempre è salva e può cambiare e crescere – dai comportanti e dai risultati che invece possono risultare più o meno apprezzabili
d) Manifestando un ‘sostegno all’autonomia’ cioè un supporto/atteggiamento costante affinché l’altro possa fare le sue scelte e percepirle come tali, cioè personali .
Infine, una ulteriore possibilità potrebbe essere quella che una terza figura, diversa dalla madre, potesse fungere da sostegno e da ascolto/supporto. Capisco che sua figlia è integrata in gruppi, frequenta l’università , probabilmente avrà delle amiche…. Forse qualcuno fra questi potrebbe illuminare quella ‘grotta’ in cui sembra essersi ritirata e invogliarla ad uscire…
In ogni caso stia serena: il primo passo dev’essere della figlia e non suo….Può sperare, attendere, spianare le vie, essere la prima ad esultare…ma non potrà mai fare per l’altro, né il suo bene, né gli eventuali passi fallaci.