Psa alto ma biopsie tutte negative

    DOMANDA

    Buon giorno Dottore,

    la contatto a nome di mio padre,  che ha 85 anni e da anni i valori del psa sono sempre alti, ha già subito 6 biopsie prostatiche con risultato sempre negativo. ultimamente ha anche avuto un ictus ischemico.
    A maggio scorso siamo venuti a visita e i risultati erano: antigene prostatico specifico 13.88 – psa libero 1.78.
    Il medico ci ha consigliato di evitare ulteriori biopsie a causa dei medicinali anticoaugulanti che prende per l’ictus e di rifare le analisi, e che sei valori rimanevano costanti o differivano leggermente non era necessario stressarlo portandolo a visita.
    in data odierna 10/02/2016 ha ritirato le analisi del psa:
    antigene prostatico specifico: 21.77 psa libero 2.35 psa libero/psa totale 10.79.
    attualmente prende silodix e avodart
    come vede questi valori?

    grazie mille e scusi per il disturbo

    RISPOSTA

    I valori li vedo alti, ma non è questo il punto. Il PSA è un segno, un indice, di qualcosa che succede, o è successo nella prostata. Avete eseguito 6 biopsie che sono risultate negative. Giustamente il suo medico non ritiene di doverne eseguire un’altra, al di là dei rischi legati alla scoagulazione, perché non offrirebbe nessun vantaggio clinico.

    Supponiamo che la biopsia virtuale diagnosticasse un carcinoma prostatico cosa farebbe? L’aspettativa di vita di un tumore prostatico  non trattato con quei valori di PSA può arrivare a 10 anni, e sicuramente un trattamento chirurgico o anche una radioterapia gli avrebbero problemi e rischi più importanti, tenendo conto delle comorbilità. Allora si potrebbe intraprendere una terapia ormonale, che comunque qualche conseguenza la porta.

    Dunque occorre chiedersi quale obiettivo per suo padre: farlo vivere per quel che gli è dato senza fastidi? Se così si vuole la cosa migliore è la sorveglianza attiva, non si fa nulla, lo si controlla con una Rx torace, una scintigrafia ossea ed un PSA ogni anno e si intraprende una terapia solo quando emergessero dei sintomi. Questa strategia è provata essere efficace nel controllare la persona senza interventi terapeutici eccessivi e soprattutto senza alterare l’aspettativa di vita.